Imu: 3 comuni su 10 hanno alzato l’aliquota sulla prima casa

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Lo studio della Consulta dei Caf evidenzia un caro saldo anche sulle seconde abitazioni: in questo caso l’aumento riguarda il 55,95% dei centri. L’imposta è più cara nelle città più grandi e al Centro Italia. Cgil: “Stangata a Roma e Torino”

Caro-saldo per l'Imu sulle seconde case: il 55,95% dei Comuni ha alzato l'aliquota di base. Tra gli aumenti si segnala che il 7,97% dei Comuni italiani (quasi uno su dieci) ha optato per l'aliquota massima al 10,6 per mille. E' quanto risulta da uno studio della Consulta dei Caf nel quale si analizzano le decisioni del 98,85% dei Comuni. Le case di abitazione sono state meno colpite dal caro-saldo Imu. Ad aumentare l'aliquota di base, rispetto all'acconto, sono stati però il 27,92% dei Comuni. Tra questi 257 centri (il 3,21%) ha optato per l'aliquota massima al 6 per mille. Tra i capoluoghi di provincia hanno optato per le aliquote massime (10,6 per mille per la seconda casa e 6 per mille per la casa di abitazione, per entrambi casi) i Comuni di Agrigento, Alessandria, Caserta, Messina, Parma, Rieti, Rovigo. Ci sono tuttavia dei Comuni che hanno anche abbassato le aliquote di base e dunque in questi casi il saldo sarà più leggero dell'acconto. Per le case di abitazione sono 562 Comuni (il 7,62% del totale), mentre per le seconde case sono 143 (1,78%).

Tassa più alta nei Comuni più grandi e al Centro - Dallo studio della Consulta dei Caf emerge anche che abitare in Comuni più piccoli conviene: oltre a godere di rendite di immobili generalmente meno elevate di quelle dei centri di grandi dimensioni, nei paesi più piccoli l'aumento dell'Imu, dall'aliquota di base applicata per l'acconto, è stato inferiore. Se invece si guarda alle aree geografiche i maggiori aumenti, soprattutto per le seconde case, sono stati registrati al Centro Italia. Secondo la Cgil l’Imu peserà soprattutto nelle tasche dei cittadini di Roma. Nella capitale per un'abitazione media di 70 mq in zona semicentrale classificata al catasto come A2 (abitazione di tipo civile), chi ha versato 308 euro per la prima rata arriverà a pagarne 512 con il saldo per un totale di 819 euro. Peggio andrà per le abitazioni di tipo A3 (di tipo economico) per cui la seconda rata è praticamente raddoppiata rispetto alla prima: si passa da 204 a 355 euro per un totale di 559 euro. Per le seconde case il conto finale, compreso il saldo, sarà di 2.161 euro per un A2 e di 1.608 euro per un A3. Non andrà tanto meglio ai torinesi: nel capoluogo piemontese l'aliquota sulla prima casa è stata portata allo 0,575%. Conto salato pure per i milanesi, anche se nel capoluogo lombardo è stata confermata l'aliquota allo 0,4% sulla prima casa con maggiorazioni per abitazioni di maggior pregio e riduzioni per abitazioni popolari.

Quasi sparite detrazioni Comuni, ma occhio agli anziani - Lo studio della Consulta dei Caf sulle delibere Imu dei Comuni rileva infine che nel 2012 "la quasi totalità dei Comuni non ha adottato lo strumento delle detrazioni quale possibile mezzo di 'governance' dell'imposta". Solo una manciata le decisioni nelle quali sono state aumentate le detrazioni per casi particolari, come la presenza di invalidi nel nucleo o case affittate. Cospicuo però il numero dei Comuni (5.046, il 63% del totale) che ha deciso l'agevolazione prima casa per gli anziani ricoverati nelle case di riposo. “Occorre inserire le decisioni sugli sgravi e sulle facilitazioni per l'Imu in un perimetro nazionale, definito dagli stessi Comuni ma che consenta di richiamare quelle amministrazioni che escono fuori da quest'ambito", commenta il presidente della Consulta nazionale dei Caf (Centri di Assistenza Fiscale), Valeriano Canepari, facendo notare che dall'analisi delle delibere emerge che "quasi tutti i Comuni hanno spinto l'aliquota verso l'alto e pochissimi hanno invece utilizzato le detrazioni per gestire sul territorio decisioni di sgravi e facilitazioni che invece sarebbero servite". Per Canepari senza un'indicazione a livello nazionale, il risultato "è una giungla". I Caf sottolineano inoltre che sarà necessario nel 2013 "anticipare il più possibile le date delle delibere dei Comuni per evitare che i cittadini siano costretti, come è accaduto quest'anno, a fare i conti all'ultimo momento".

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