Confindustria: la ripresa slitta al 2014. Preoccupa il voto

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L’analisi del Centro Studi, pubblicata nel rapporto trimestrale sull’economia, rivela che l’Italia dovrà aspettare sei mesi in più del previsto per rivedere un dato positivo del Pil: “Orizzonte fortemente condizionato dalle prossime scadenze elettorali”

L'Italia dovrà aspettare sei mesi in più, sino al quarto trimestre del 2013, per rivedere un dato congiunturale positivo del Pil, mentre nel 2014 ci sarà un tendenziale di +0,6%. Lo riferisce il Centro studi Confindustria (Csc) nel suo rapporto trimestrale sull'economia avvertendo che "l'orizzonte italiano rimane fortemente condizionato dalla difficoltà di prevedere l'esito delle prossime scadenze elettorali". Di incertezza politica ha anche parlato l'Ad di Enel e vicepresidente di Confindustria, Fulvio Conti, dicendo che "l'anticipo della legislatura mette a rischio l'approvazione della legge di Stabilità e alcuni provvedimenti che prevedono semplificazioni amministrative utili per le imprese". "Serve un governo stabile, con un'ampia base politica, e capace di governare", si è augurato il presidente degli industriali, Giorgio Squinzi, in vista del voto di primavera.

Secondo gli economisti dell'associazione degli imprenditori il Pil risalirà a zero nel terzo trimestre dell'anno prossimo  dopo i sei trimestri appena passati che hanno fatto cumulare "una perdita del Pil del 7%". Solo nel quarto trimestre ci sarà un aumento dello 0,2%. Un punto di svolta che in precedenza, il Csc aveva collocato nella primavera del 2013. La proiezione dell'andamento del Pil di Confindustria è stata rivista con un 2012 a -2,1% da -2,4% rispetto alla rilevazione di settembre, il 2013 a -1,1% da -0,6%, e il 2014 a +0,6%.

Il ministro dell'Economia, Vittorio Grilli, conferma le stime governative di un ritorno alla crescita nel secondo semestre 2013. "Gli elementi che abbiamo oggi non sono belli ma non ci fanno ritenere che ci sarà un ritardo. Non ho elementi per cambiare nostre previsioni", ha commentato Grilli in una audizione parlamentare.
Anche Bankitalia concorda con il Centro studi della Confindustria nel collocare il punto di uscita dalla recessione italiana nella seconda metà del 2013. 
"Anche la stime fatte dalla Bce, a cui hanno collaborato le banche centrali, vedono una situazione leggermente migliore nel terzo e quarto trimestre del 2013. Si tratta di segnali che sono all'opera", ha detto il direttore generale della banca centrale, Fabrizio Saccomanni, intervenendo al seminario del Csc.

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