Censis: Italia sempre più "povera e arrabbiata"

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Tra il 1991 e il 2010 il ceto medio, che rappresenta il 60% della popolazione, ha visto ridursi la sua quota di ricchezza di 20 punti. E negli ultimi due anni 2,5 milioni di famiglie hanno venduto oro o altri oggetti preziosi per fronteggiare la crisi

Tra il 1991 e il 2010 il cosiddetto ceto medio, che rappresenta il 60% della popolazione italiana, ha visto ridursi la sua quota di ricchezza di 20 punti, al 48% circa del totale. Lo rileva il Censis nel 46° Rapporto sulla situazione sociale del Paese. "Le classi medie, che rappresentano da vent'anni (1991-2010) circa il 60% delle famiglie italiane, hanno visto ridurre la ricchezza posseduta dal 66% al 48% del totale", spiega una nota che riassume il Rapporto.

Gli italiani e la "capacità di sopravvivenza" - Nel rapporto si sottolinea inoltre che la qualità principale delle famiglie è la capacità di "sopravvivenza". “Siamo sopravvissuti a venti anni di Seconda Repubblica con governi dichiaratamente decisionisti, nei fatti incapaci di connettersi ai processi reali della società e delle persone – spiega il presidente del Censis, Giuseppe De Rita, spiega che il rapporto mette "in luce la costanza vitale della nostra forza di sopravvivenza - siamo sopravvissuti a dieci anni di crisi, dal 2001 ad oggi, con nessun intervento di governo che l'abbia significativamente contrastata. Siamo sopravvissuti all'annus horribilis, cioè il 2011, con la caduta verticale del peso internazionale del nostro governo e della stessa nostra autonoma sovranità. Siamo sopravvissuti alla logica di governo altro e pedagogico dell'esperienza del governo tecnico", dice ancora il numero uno del Censis. "Sopravvivremo verosimilmente anche ai probabili e/o improbabili governi del prossimo futuro".

Italiani sempre più poveri e arrabbiati - L'Italia è però sempre più povera e arrabbiata: "Negli anni '90 il reddito medio pro-capite delle famiglie - si legge nello studio - è aumentato, passando da circa 17.500 a 18.500 euro, si è mantenuto stabile nella prima metà degli anni 2000, ma a partire dal 2007 è sceso ai livelli del 1993: -0,6% in termini reali tra il 1993 e il 2011". Inoltre secondo il Censis, come ultima difesa di fronte al persistere della crisi, "2,5 milioni di famiglie hanno venduto oro o altri oggetti preziosi negli ultimi due anni, 300.000 famiglie mobili e opere d'arte, l'85% ha eliminato sprechi ed eccessi nei consumi, il 73% va a caccia di offerte e alimenti poco costosi". Contro le difficoltà economiche, vanno a ruba anche gli orti "fai da te".
Il numero dei mutui concessi è in caduta libera. Nel quadriennio che va dal 2008 al 2011 sono scesi del 20% rispetto ai quattro anni precedenti all'esplosione della crisi. Nel primo semestre del 2012 - aggiunge l'analisi - la domanda di mutui ha fatto registrare un'ulteriore contrazione del 44% rispetto allo stesso periodo del 2011". E tra il 2006 e il 2011 si è registrato un calo del 6,5% del numero di immatricolati all'università.
Infine per quasi la metà degli italiani non ci sono dubbi dubbi: la crisi, che da qualche anno ha investito il nostro Paese rendendo sempre più concreta la 'paura di non farcela', dipende anzitutto dal degrado morale della politica e dal dilagare della corruzione.

Imprese più competitive all'estero
- Ma dal Rapporto del Censis emerge anche qualche nota positiva. Secondo il Rapporto, le imprese recuperano competitività all'estero ed espandono i mercati di destinazione anche nelle economie emergenti. Avanzano il "capitalismo collaborativo", le imprese al femminile, le nuove aziende dell'high-tech, per l'80% nel mondo Internet. La cooperazione rappresenta il 7% dell'economia e negli anni della crisi (2007-20011) ha visto aumentare l'occupazione dell'8%, e pure nel 2012 ha segnato un +2,8%.

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