Crisi, Ocse: in Italia consumi crollati come nel dopoguerra

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L’organizzazione rivede al ribasso le stime per il Pil nel 2012 e nel 2013 e avverte che potrebbe servire una nuova manovra nel 2014. Palazzo Chigi: "Evitato scenario peggiore". Bankitalia: “Calo del reddito delle famiglie più marcato del 2009”

Nell'ultimo Economic outlook, l'Ocse rivede al ribasso le stime per il Pil italiano nel 2012 e 2013, prevedendo una contrazione rispettivamente del 2,2% e dell'1%, contro il -1,7% e -0,4% nel maggio scorso. Questa "crescita debole metterà ulteriore pressione negativa su occupazione, salari e prezzi". Se le previsioni dell'Ocse sulla crescita dell'economia italiana, più pessimistiche di quelle del governo, dovessero realizzarsi, "un'ulteriore stretta di bilancio sarebbe necessaria nel 2014 per restare nel percorso di riduzione del debito previsto". Il ministro dell'Economia Vittorio Grilli però assicura: "Io ritengo che non sia", necessaria.  E in una nota, Palazzo Chigi sottolinea: "L'Italia ha evitato lo scenario peggiore".
L'Ocse sottolinea anche come per l'Italia, "una rilevante fonte di incertezza" riguardi l'impegno del prossimo governo "a mantenere il percorso di consolidamento di bilancio e riforme strutturali favorevoli alla crescita" iniziate dal governo Monti. E' importante capire, scrive l'Ocse, che "tornare indietro danneggerebbe sia la visione dei mercati sia la crescita". Previsioni pessimistiche per il nostro Paese, ma anche per tutta l’Eurozona, che arrivano nello stesso giorno in cui Bankitalia diffonde i dati sul calo del reddito delle famiglie italiane. Secondo il vicedirettore Salvatore Rossi quest'anno "si profila una diminuzione anche più marcata di quella, del 2,5%, avutasi in occasione della recessione del 2009”.

La disoccupazione crescerà -
Nell'attuale contesto di debolezza dell'economia mondiale, "un ulteriore deterioramento del mercato del lavoro nell'area Ocse è probabile". Nel dettaglio, prevede l'Ocse, la disoccupazione "continuerà ad aumentare" nell'eurozona (11,1% nel 2012, 11,9% nel 2013 e 12% nel 2014) mentre "diminuirà" negli Usa (8,1% nel 2012, 7,8% nel 2013 e 7,5% nel 2014). L'organizzazione parigina stima un tasso di disoccupazione nell'area all'8% nel 2012, 8,2% nel 2013 e di nuovo 8% nel 2014.

In Italia maggior calo dei consumi da II Guerra Mondiale – Se da un lato l’Ocse sottolinea l’importanza delle riforme varate dal governo Monti, in particolare quella del lavoro, capaci di risollevare l'Italia da una decade di stagnazione economica, dall’altro rileva quanto le misure di austerità varate dal governo Monti abbiano causato il maggior calo dei consumi registrato in Italia dal secondo conflitto mondiale. "Il consolidamento fiscale, pari quest'anno a quasi il 3%, ha indebolito la domanda interna, e i consumi privati sono scesi al tasso maggiore dalla Seconda Guerra Mondiale", afferma l'organizzazione di Parigi.

Rivisto al ribasso il Pil dell’Eurozona - Stime riviste al ribasso anche per il Pil dell'eurozona nell'Economic outlook dell'Ocse, che prevede una contrazione dello 0,4% nel 2012 e dello 0,1% nel 2013, con un ritorno in positivo solo nel 2014 (+1,3%). Le stime precedenti, emesse a maggio, erano di -0,1% nel 2012 e +0,9% nel 2013. L'area euro, scrive ancora l'Ocse, "resta la principale minaccia per l'economia mondiale al momento, nonostante le recenti misure che hanno ridotto le pressioni a breve termine". "Il rischio di una nuova rilevante contrazione" dell'economia mondiale "non può essere escluso". Lo scrive il capo economista dell'Ocse, Pier Carlo Padoan, nell'introduzione all'Economic outlook, citando "un significativo calo della fiducia" e "un contesto di deleveraging, consolidamento di bilancio simultaneo in molti Paesi". Inoltre, "la disoccupazione alta, e in alcuni Paesi ancora in aumento, deprime ulteriormente la fiducia e la spesa" per i consumi.

La nota di Palazzo Chigi - "Il governo prende atto della valutazione positiva dell'Ocse, in particolare per quanto riguarda il risanamento del bilancio, gli effetti delle riforme e la conferma che l'Italia raggiungerà il pareggio di bilancio in termini strutturali nel 2013 e nel 2014, come questo governo si era impegnato a fare e come richiesto dalle norme Ue. Unito al sostegno fornito all'attività economica, questo significa che Italia è stata in grado, fino a questo momento, di evitare lo scenario peggiore, in altre parole un circolo vizioso tra austerità e recessione". E' quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi.  La principale differenza tra le previsioni dell'Ocse e quelle delle altre istituzioni, comprese le previsioni della Commissione Europea dello scorso 7 novembre - prosegue Palazzo Chigi -, riguarda l'evoluzione degli investimenti fissi lordi per l'anno prossimo, che l'Ocse prevede a -5,1% rispetto a -0,6% della Commissione e rispetto a 0,1% indicato nell'aggiornamento del Def. Il governo ritiene che gli investimenti saranno sostenuti dalla domanda esterna e dalla stabilizzazione dei mercati finanziari, nonché dal progressivo aumento di capitale straniero".

Bankitalia: nel 2012 calo del reddito reale delle famiglie nel 2012 di oltre -2,5% - Quest'anno il reddito reale delle famiglie italiane conoscerà il quinto anno successivo di calo con una contrazione superiore al meno 2,5% registrato in occasione della recessione del 2009. Lo ha detto il vice direttore generale della Banca d'Italia Salvatore Rossi intervenendo a un convegno ABI-Assofin sul credito. Dal 2008 al 2011 il reddito reale si era già contratto del 5%. Le famiglie quindi ridimensionano o rinviano l'acquisto di abitazioni e di beni di consumo durevoli e riducono di conseguenza la loro domanda di finanziamenti alle banche. Secondo i dati forniti da Rossi, nel terzo trimestre di quest'anno la dinamica dei prestiti alle famiglie italiane (sofferenze escluse) è diventata negativa con un calo dell'1% rispetto a un anno prima. Da gennaio allo scorso settembre sono stati erogati mutui immobiliari per poco più di 21 miliardi di euro, in netto calo rispetto ai due anni precedenti e minore anche rispetto a quello del 2009. In base all'indagine biennale della Banca d'Italia sui bilanci delle famiglie, nel 2010 il 3,6% delle famiglie italiane, poco meno di 900.000 nuclei, era gravata da un servizio del debito superiore al 30% del loro reddito.

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