Diocesi Milano, in 10 anni poveri aumentati di quattro volte

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A causa della crisi economica continuano a crescere le persone bisognose di assistenza, si legge nel nuovo rapporto della Caritas ambrosiana. Il 73.5% del totale è composto da stranieri.

A causa della crisi economica continuano a crescere le persone bisognose di assistenza, e in dieci anni sono aumentati di quattro volte i poveri cronici nella diocesi di Milano. E' quanto emerge dall'undicesimo Rapporto delle povertà della Caritas ambrosiana, che ha tracciato un identikit delle 16.751 persone che nel 2011 si sono rivolte ai centri di ascolto e servizi su un territorio che dalla provincia di Milano si estende fino a Varese, Monza e Lecco. Il 73.5% del totale è composto da stranieri, tre quarti delle persone incontrate sono in età lavorativa e due terzi sono donne.

Aumentano i poveri cronici
- In particolare nel 2011 gli utenti sono aumentati del 6% rispetto al 2008, primo anno della crisi, con un aumento significativo dei poveri cronici, che si rivolgono per almeno due anni consecutivi alla rete di assistenza della Caritas. Secondo quanto emerge dal rapporto, infatti, che rientra nel circuito dell'assistenza ci rimane più a lungo rispetto al passato, e gli stranieri si integrano con sempre maggiore difficoltà.

Il lavoro problema per il 62% degli utenti
- "A causa della crisi ci troviamo di fronte a un aumento dei bisogni e a una drastica riduzione delle risorse - ha spiegato don Roberto Davanzo, direttore della Caritas ambrosiana - dentro questa tenaglia stanno per essere stritolati i diritti di cittadinanza di una consistente fascia di popolazione". Il lavoro è il problema principale per il 62% degli utenti, seguito dall'assenza di un reddito sufficiente per mantenere la propria famiglia e dalla casa. I tre quarti degli utenti sono immigrati e, tra questi, il 23% vive in Italia da almeno vent'anni, in molti casi ha un regolare permesso di soggiorno ma si trova in condizioni di disagio a causa della perdita del lavoro.

Tra i poveri anche persone occupate - Il lavoro è il problema principale per il 62% degli utenti. Tuttavia, il lavoro di per sé - spiega la ricerca - non è sufficiente a mettere al riparo dalla povertà. Tra chi ha bisogno di occupazione, infatti, vi sono anche persone che, pur essendo occupate, non lavorano abbastanza; persone in cerca di una seconda occupazione perché pur lavorando, non guadagnano a sufficienza. Infine vi è chi lavora, ma in condizioni di irregolarità, ed è quindi nell'impossibilità di vedere riconosciuti i propri diritti.

Nascono proposte di solidarietà
- Una situazione di emergenza segnalata anche dalle associazioni che si occupano di bisognosi, che hanno partecipato alla presentazione del rapporto. "Incontriamo sempre più famiglie in condizioni di difficoltà - ha spiegato Alberto Fedeli, della onlus 'Una casa per Pollicino' di Cerro Maggiore (Milano) - più che dare sostegno economico cerchiamo di costruire relazioni tra famiglie per abbattere la solitudine, offrire servizi come il doposcuola o percorsi di sostegno".
"A causa della crisi ci troviamo di fronte ad aumento dei bisogni e ad una drastica riduzione di risorse. Dentro questa tenaglia stanno per essere stritolati i diritti di cittadinanza di una consistente fascia di popolazione", ha commentato invece il direttore di Caritas Ambrosiana, don Roberto Davanzo. "Ci rincuora però vedere che sul territorio, dentro le nostre comunità stanno già nascendo proposte di aiuto e sostegno incentrate sulla gratuità e la solidarietà. Ci auguriamo che anche le pubbliche amministrazioni sappiano guardare ad esse non come semplici buone prassi, ma come piccoli mattoni di un nuovo tipo di welfare. Siamo convinti che le smart city, le città tecnologicamente avanzate, ecologicamente sostenibili, non potranno nascere se nel frattempo non costruiremo anche delle smart community, comunità più inclusive, capaci di creare percorsi di condivisione della cittadinanza, e quindi di essere più coese".

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