Pil, quinto trimestre in negativo. Ma il calo diminuisce

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Secondo l'Istat tra luglio e settembre si è registrato un peggioramento inferiore ai periodi precedenti. Ma per la Bce la ripresa è ancora lenta e insiste sulle riforme del lavoro

L'economia segna ancora il passo in Italia, ma all'orizzonte iniziano ad affacciarsi deboli segnali di ripresa. Secondo l'Istat il terzo trimestre del 2012 registra un nuovo calo congiunturale del Pil (il quinto trimestre consecutivo) e dunque è ancora recessione. Ma il calo registrato tra luglio e settembre è inferiore a quelli dei trimestri precedenti dell'anno (-0,8% nel primo e 0,7% nel secondo). Il dato è dovuto a una diminuzione del valore aggiunto di agricoltura e servizi, a fronte però di un leggero aumento in quello dell'industria.

Cala però la percezione che gli italiani hanno della loro condizione di vita, che risulta essere appena sufficiente. L'Istat ha chiesto a 19 mila famiglie per un totale di circa 48 mila individui:"quanto si ritiene soddisfatto della sua vita nel complesso?". Potendo indicare un voto da 0 a 10 il risultato è stato pari a 6,8 (era 7,1 nel 2011). Rispetto al passato sono aumentati i divari territoriali e sociali nella diffusione del benessere soggettivo. La flessione è più intensa tra gli strati sociali e nei territori che già facevano rilevare livelli più bassi della soddisfazione per la vita nel complesso. 

Intanto da Francoforte il bollettino mensile della Bce annuncia che la crescita resta debole nell'eurozona, nonostante sia sostenuta dalle misure standard e non standard della Banca centrale europea e malgrado il miglioramento del clima di fiducia sui mercati. In ogni caso l'Eurotower spiega di essere pronta ad avviare gli acquisti di titoli di Stato previsti dal cosiddetto 'piano anti-spread', che "contribuiranno a scongiurare scenari estremi, limitando quindi nettamente i timori circa il concretizzarsi di forze nefaste". ù

Nel suo bollettino inoltre la Bce invita i paesi dell'Eurozona a proseguire nel cammino delle riforme strutturali, soprattutto per quanto riguarda il mercato del lavoro. Le riforme strutturali sono di importanza cruciale per rafforzare il potenziale di crescita dei paesi dell'area dell'euro e incrementare l'occupazione", si legge nel bollettino. Francoforte riconosce "progressi evidenti" nella correzione del costo del lavoro e degli squilibri nelle partite correnti ma "occorrono ulteriori misure per accrescere la flessibilità e la mobilità del mercato del lavoro in tutta l'area".

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