Produttività, l'accordo si allontana. Uil: "Non si firma"

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Angeletti attacca il governo ("molte chiacchere, poche decisioni") e si mostra scettico sul raggiungimento di un'intesa con le altre parti sociali: "Non abbiamo un grande futuro, continuiamo a dire le cose che si dovrebbero fare e a non fare nulla"

"Sono convinto che non si firma" e comunque "sono disinteressato perché quest'accordo non cambia niente".  Così il leader della Uil Luigi Angeletti commenta la trattativa sulla produttività, nella quale sono impegnati sindacati e imprenditori.
"Sono indifferente - ha spiegato - che si faccia o non si faccia è uguale. Sono testi che abbiamo scritto e riscritto dieci volte".
Angeletti ha poi spiegato che è lo stesso testo che "la Cgil aveva firmato il 17 ottobre" con la Uil, la Cisl e la Confindustria. Il leader della Uil aveva sempre definito quel testo un 'accordicchio'. "Non serve a niente, serve forse a fare dare i soldi dal governo ma ci credo poco".
“Siamo in una situazione di paralisi assoluta, è l'era dei tecnici: molte chiacchiere e poche decisioni", ha aggiunto prima di tornare a chiedere la riduzione delle tasse sul lavoro. "Non abbiamo un grande futuro, continuiamo a dire le cose che si dovrebbero fare e a non fare nulla".

Produttività, prossimo incontro fissato il 12 novembre - Il prossimo incontro per la trattativa tra imprese e sindacati sulla produttività è previsto lunedì 12 novembre ma le possibilità che si raggiunga un accordo a breve anche con la Cgil sono estremamente ridotte, a meno che il documento in discussione sia fortemente emendato.
"Spero in un risultato del negoziato tra le parti sociali che il Governo ha stimolato per accrescere la competitività, seppur con risorse scarse, per appoggiare la trasformazione degli istituti contrattuali in favore della produttività" ha detto il premier Mario Monti.
Non bisogna "mai interrompere la ricerca di soluzioni, ma siamo molto lontani da un'intesa", ha commentato invece il leader della Cgil, Susanna Camusso criticando in particolare "l'idea di ridurre i salari contrattuali nazionali".
Sulla questione della riduzione dei salari, ha risposto il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni: "La Cgil racconta bufale, e' una cortina fumogena per coprire altre motivazioni". Il nodo contenuto nella bozza discussa (ma ancora da emendare) è in quella parte in cui si dice che i contratti nazionali possono definire che una quota degli aumenti economici sia destinata alla pattuizione di elementi retributivi da collegarsi a incrementi di produttività e redditività definiti nella contrattazione di secondo livello (quota che resterà però nei contratti nazionali in assenza di contrattazione di secondo livello).

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