Fiat non chiuderà stabilimenti in Italia

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Negli impianti italiani saranno prodotti 17 nuovi modelli. L'obiettivo è puntare sui marchi  medio alti come Alfa e Maserati. Futuro incerto invece per il marchio Lancia: "Ha un appeal limitato all'estero".

Il pareggio delle attività in Europa non potrà essere raggiunto dal gruppo Fiat prima del 2015, ma nessuno stabilimento sarà chiuso in Italia. Ai sindacati, che incontra in serata al Lingotto,

Diciasette nuovi modelli
- Sergio Marchionne conferma gli investimenti che consentiranno di dare lavoro a tutti i dipendenti: non dà cifre né date, ma l'avvio è imminente a Melfi per produrre i suv. Poi toccherà a Cassino dove si faranno modelli con Chrysler e a Mirafiori dove oltre alla Alfa Mito arriveranno famiglie di vetture di alta gamma. Negli impianti italiani saranno prodotti in tutto 17 nuovi modelli tra il 2013 e il 2016. Per il rilancio il Lingotto punta non più sulle utilitarie, ma sui modelli di alta gamma Alfa Romeo e Maserati. Il marchio Lancia, invece, "ha un appeal limitato" e sara' ridimensionato.

Jeep non verrà spostato in Cina - Sono queste le linee guida del nuovo piano del gruppo Fiat, illustrato da Sergio Marchionne nella conference call sui conti del terzo trimestre. In una e-mail agli impiegati della Chrysler l'ad assicura che la la produzione della Jeep non sarà trasferita dagli Stati Uniti alla Cina. Smentita anche l'ipotesi di un accordo con Psa, con cui c'è "un rapporto storicamente forte" e con Gm ("i colloqui risalgono al 2008") per dare vita a un grande gruppo.

In aumento l'indebitamento
- Grazie alla casa di Detroit, con cui resta l'obiettivo della fusione entro il 2014 o il 2015, i conti del gruppo Fiat vanno bene, anche se l'indebitamento netto industriale sale a 6,7 miliardi e tutti gli obiettivi del 2012, del 2013 e del 2014 vengono rivisti al ribasso. In Borsa il titolo crolla e chiude in calo del 4,66% a 3,93 euro.

Nessun impianto italiano verrà chiuso - Marchionne ribadisce che nessuno stabilimento italiano chiuderà e chiede ai sindacati che hanno firmato il contratto di gruppo, con un ovvio riferimento alla Fiom, "di difendere attivamente il progetto nei confronti di alcune minoranze, determinate a impedirne il successo contro gli interessi del Paese". "Il vero problema - spiega Marchionne - e' che se chiudessi un impianto in Europa dovrei aprirne un altro da un'altra parte". L'obiettivo per le fabbriche italiane e' utilizzare il 15% della capacita' produttiva per l'export, ma gli investimenti sono condizionati al rispetto dei nuovi accordi di lavoro. "Dobbiamo uscire dalla crisi lottando", sottolinea Marchionne. Il prossimo anno il gruppo Fiat lancerà tre nuovi modelli prodotti in Italia, uno targato Alfa Romeo e due Maserati. Nel 2014 è prevista la produzione di altri 5 nuovi modelli, sempre destinati anche all'export.

I commenti - "Una svolta storica, un salto di qualita"', commentano i leader della Cisl, Raffaele Bonanni e della Uil, Luigi Angeletti. "Era quello che volevamo sentirci dire", afferma il numero uno della Ugl, Giovanni Centrella, mentre il segretario generale della Fismic, Roberto Di Maulo si dice "assolutamente soddisfatto". "Marchionne sa bene che senza un vero piano di investimenti che parta subito, la Fiat è destinata a perdere ancora quote di mercato rispetto agli altri produttori", osserva il leader della Fiom, Maurizio Landini, che accusa "il governo con il suo silenzio e gli altri sindacati, di assumersi la responsabilita' del disimpegno Fiat in Italia e in Europa". Il responsabile economia del pd Stefano Fassina, chiede al governo "di verificare il cambio di rotta", mentre il responsabile lavoro e welfare dell'IdV, Maurizio Zipponi, auspica che non sia "l'ennesima promessa al vento dopo il progetto fasullo di Fabbrica Italia".

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