Moody's declassa Fiat. Marchionne: "Era previsto"

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L'agenzia taglia il rating del Lingotto. L'ad replica: "Il gruppo sta bene". E poi chiede un'intervento della Ue per il rilancio del mercato dell'auto: "Basta con le aree di libero scambio"

Taglio del rating di Fiat da parte di Moody's, che porta la valutazione del debito del Lingotto da Ba2 a Ba3. Non solo, l'agenzia di rating, che ha tagliato anche il rating della Peugot, fa sapere di vedere molto improbabile un upgrade del rating. A pesare sulla decisione il calo della domanda di auto in Italia, un mercato che, rimarca una nota di Moody's, copre oltre la metà delle vendite del gruppo in Europa. Nel Vecchio Continente, prosegue l'agenzia, il mercato dell'auto nel 2012 si chiuderà con un calo dell'8% e un ulteriore declino del 3% è previsto nel 2013.

Marchionne: "Decisione prevedibile"- Una decisione prevedibile e comprensibile, ha commentato l'amministratore delegato Sergio Marchionne, ma che lui non condivide. "Sappiamo benissimo che c'è nervosismo riguardo alle attività europee" ha detto il manager da Bruxelles, aggiungendo che una eventuale ripresa del mercato auto europeo prima di due anni "non è possibile, a meno che non riparta la macchina esportatrice dell'Europa", aggiungendo che bisogna comunque vedere "come verrà risolta la crisi europea".
La decisione di Moody's ha aggiunto "non ha niente a che fare con i  modelli o altro è questione di competitività e di guadagnare". Marchionne ha dunque esortato a "non dare" alle agenzie di  rating "la capacità di scegliere il programma, quello che interessa a loro è la cassa, se distruggiamo la cassa saremo molto più infelici che con nuovi modelli". Infine a chi gli chiedeva se il giudizio di Moody's sia  esagerato, l'ad di Fiat ha replicato: "non lo so", comunque "se  guardiamo alla Fiat nel suo insieme, il gruppo sta bene".

Marchionne: "Basta con le aree di libero scambio" - E all'Europa Marchionne chiede uno stop agli accordi di libero scambio. Prima di "aprire il mercato con accordi di libero scambio" come quello già firmato con la Corea del Sud e che si sta negoziando con il Giappone, l'Ue deve "permettere ai produttori di aggiustare la loro produzione", ha detto Marchionne a  Bruxelles, nelle sue vesti di presidente dell'Acea. Per uscire dalla crisi del settore, ha aggiunto l'ad, serve un "coordinamento europeo". "Deve essere ridotta la capacità strutturale - ha detto - gli stabilimenti europei vendono a prezzi stracciati e questo riflette una competitività esagerata". Marchionne ha ricordato che nel 2008/2009 la situazione era analoga negli Stati Uniti: "E' una storia già vista. Là si vendevano auto a 6/7 mila euro meno rispetto al listino, e sono fallite due fra le più grandi aziende del settore".

La polemica con Renzi - A margine Marchionne ha anche risposto a Matteo Renzi, che in giornata ha polemizzato anche con Massimo D'Alema, lo aveva accusato aver "tradito" i propri impegni. "E' la brutta copia di Obama ma pensa di essere Obama" ha detto il manager del Lingotto, aggiungendo anche che Renzi "è oltretutto il sindaco di una piccola, povera città". Immediata la risposta del sindaco toscano, che su Facebook scrive: "vorrei dire all'ingegner Marchionne che è liberissimo di pensare che io non sia un politico capace. Ma prima di parlare di Firenze, città che ha dato al mondo genio e passione, faccia la cortesia di sciacquarsi la bocca, come diciamo in riva d'Arno. Attacchi pure me, ma che senso ha offendere una città che si chiama Firenze e i suoi abitanti?"

La risposta di Vendola - Sulla polemica interviene anche Vendola, secondo cui "le parole insensate di Marchionne contro una città che incarna a livello universale i valori di civiltà, di bellezza, di cultura sono rivelatrici di quello stile padronale volgare che i lavoratori hanno potuto purtroppo sperimentare sulla loro pelle nel corso di questi anni nella vita quotidiana negli stabilimenti del gruppo Fiat. Firenze continuerà a rappresentare per tutti noi - conclude Vendola - una risorsa di democrazia per tutto il Paese."

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