Squinzi: "Senza Monti e Draghi saremmo messi peggio"

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Il presidente di Confindustria elogia il lavoro svolto dal premier e dal presidente della Bce: "Si sono mossi con maestria tra paletti stretti". E sulla Fiat aggiunge: "L'Italia non può non avere un'industria automobilistica forte"

"Senza l'azione di questo governo saremmo messi peggio, non solo noi, ma tutta l'eurozona. Saremmo messi peggio anche senza l'azione di Mario Draghi". Le parole di stima per l'esecutivo e per il presidente della Bce arrivano da Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, intervenuto all'assemblea annuale di Unindustria Bologna.

Riferendosi ancora a Draghi e alla sua azione, Squinzi ha aggiunto: "Si è mosso con maestria tra paletti stretti e ha salvaguardato la dignità della Bce, mettendo in campo una potenza di fuoco per rendere irreversibile la moneta unica". A giudizio di Squinzi, "il disegno dello scudo" anti-spread "manterrà la pressione sui governi" affinché rendano concrete le azioni di riforma.

"Italia deve avere un'industria automobilistica forte" - Sulla vicenda Fiat, che ha infiammato gli animi di sindacati e politici, il presidente di Confindustria ha detto: "Non conosco il problema in dettaglio, ma un grande Paese industriale come l'Italia non può non avere un'industria automobilistica forte. Dietro all'industria automobilistica c'é un indotto di tante imprese che aiutano il settore ad essere competitivo". Non si è sbilanciato su un incontro con Marchionne: "Non è previsto. Personalmente non ho mai avuto la possibilità di conoscerlo. Se capiterà lo incontrerò volentieri".

Esecutivo politico e accordo vincolante - Squinzi, a margine dell'assemblea, ha giudicato "auspicabile" un prossimo esecutivo politico. Quanto a un Monti bis, ha replicato: "Non mi esprimo: il nostro è un Paese democratico che dovrà essere in grado di esprimere un governo che rappresenti la volontà della maggioranza degli italiani".

La formula per la crescita, a giudizio di Squinzi, è quella di seguire le indicazioni dell'Europa: "Dobbiamo firmare un accordo che vincoli non solo il governo e il parlamento attuali ma anche quelli che usciranno dalle elezioni della prossima primavera. La mia - ha concluso il presidente di Confindustria - è una esortazione generale: mi auguro che quello che si sta facendo adesso venga portato avanti anche con il prossimo parlamento".

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