Fiat, Fornero: "Marchionne dica come cambia Fabbrica Italia"

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Il ministro del Lavoro vuole chiarimenti all'ad del Lingotto: "Ha il dovere di spiegarci quali sono le sue strategie. Ho molte cose da chiedergli, non può tirarsi indietro". L'incontro è atteso a giorni

Sergio Marchionne, l'amministratore delegato della Fiat, è al momento negli Stati Uniti. Ma sa già che al suo ritorno in Italia dovrà dare molte risposte. Al governo, ai sindacati, ai lavoratori. Le parole dell'ad su Fabbrica Italia e l'intenzione di abbandonare il piano di investimenti annunciato nel 2010 (""Siamo una multinazionale, abbiamo il diritto di fare scelte industriali razionali"), hanno scatenato un vero vespaio.

"Chiesto un incontro urgente" - "L'ultima in ordine di tempo a esigere spiegazioni è il ministro del Lavoro Elsa Fornero che in un colloquio con il quotidiano Repubblica ha dichiarato: "La Fiat è ormai una multinazionale. Ma è anche una grande industria italiana. Per questo, Marchionne ha il dovere di spiegarci quali sono le sue strategie per l'Italia. Aspettiamo sue notizie nei prossimi giorni. Io ho molte cose da chiedergli. E l'attesa non può essere eterna". Fornero rivela anche di aver chiesto all'ad del Lingotto "un incontro urgente" dando "una serie di date. Mi ha risposto che era in partenza per gli Stati Uniti, e che mi avrebbe fatto sapere al suo rientro. Ma finora il mio telefono non ha ancora squillato".

"Marchionne non può tirarsi indietro" - "Il governo - spiega il ministro - non può imporre le sue scelte a un'impresa privata. Non possiamo 'convocare' l'amministratore delegato al ministero. Ma all'amministratore delegato abbiamo chiesto un impegno preciso: ci dica come intende cambiare i contenuti del piano Fabbrica Italia. Ci dica se e come sono state modificate le strategie di investimento del gruppo nel nostro Paese. Ci dica se e come sono mutati gli impegni occupazionali negli stabilimenti attivi sul territorio nazionale. Marchionne non può tirarsi indietro. Lo deve non tanto e non solo al governo e ai suoi azionisti, ma soprattutto ai lavoratori della Fiat e a migliaia di famiglie che vivono grazie alla Fiat. E lo deve anche all'Italia".

"Il governo non è con le mani in mano" - All'esecutivo, assicura Fornero, "sta a cuore che la Fiat difenda e rilanci la sua produzione e i suoi investimenti in Italia" e in questi mesi "non è stato con le mani in mano. Corrado Passera si sta facendo carico del confronto sulle strategie industriali, io delle ricadute occupazionali. Ci stiamo muovendo". Il governo, ribadisce il ministro del Lavoro, "ha le idee molto chiare, e si sta impegnando in modo unitario e molto deciso", anche se "non può decidere dove una grande industria privata deve allocare le sue risorse". Resta però il fatto che "la Fiat, che ha fatto tanto per l'Italia, ha anche delle responsabilità verso questo Paese. Vorremmo che ne tenesse conto, e che desse un segnale al più presto".

La rabbia dei sindacati - Nei giorni scorsi erano stati i tre principali sindacati italiani a muoversi compatti contro le parole di Marchionne. Il leader della Uil Luigi Angeletti ha dichiarato: "Gli investimenti sono necessari per rimanere produttivi, è inaccettabile che la Fiat riduca la produzione". Anche il segretario della Cisl Raffaele Bonanni aveva ammonito: "Serve un chiarimento da parte di Marchionne". E sabato Susanna Camusso, segretario generale della Cgil aveva detto che il Lingotto "ha preso in giro il Paese". Molto duro anche il patron di Tod's Diego Della Valle che ha accusato Marchionne di essere il "vero problema della Fiat".

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