Fabbrica Italia, sul futuro dell'azienda è pressing su Fiat

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Dal governo Corrado Passera e Elsa Fornero chiedono al Lingotto di fare chiarezza. Intanto Cesare Romiti attacca Marchionne: "Manca di progetti e prodotti". Ma per Sacconi "in Italia c'è una cultura ostile all'impresa". La rassegna stampa

Fiat sempre più sotto pressione dopo la nota del Lingotto, diffusa giovedì, in cui in cui si dichiarava cancellato il piano di investimenti Fabbrica Italia. Dal governo sono arrivate sabato le richieste dei ministri Corrado Passera ed Elsa Fornero a fare chiarezza sulle proprie scelte. "E' giusto, importante ed urgente fare chiarezza al più presto possibile al mercato e agli italiani", ha dichiarato il ministro per lo Sviluppo Economico, mentre la responsabile del Welfare ha ricordato al Lingotto che occorre anche responsabilità verso il paese. Durissima Susanna Camusso, secondo cui la Fiat ha preso in giro il Paese, mentre si attendono le reazioni della Fiom che domenica inaugura la sua festa a Torino.

Passera: "Non ci sarà telecronaca dei contatti" - Il ministro Passera è poi tornato sul tema Fiat in un'intervista al quotidiano cattolico Avvenire, in cui ha spiegato che sulla questione "c'è massima attenzione", anche se, ha avvertito, non ci sarà "una telecronaca dei contatti in corso". Parlando con il giornale della Cei il ministro ha poi affrontato il tema più generale della crisi. "Abbiamo sempre detto che sarebbe stato un anno particolarmente difficile - spiega -. Arriviamo da oltre 10 anni di crescita bloccata, aggravati da due crisi finanziarie. Mettere a posto strutturalmente i conti pubblici era il nostro presupposto, gran parte del mondo aveva deciso che l'Italia andava commissariata". "Oggi diamo per scontato che siamo seduti a tutti i tavoli decisionali. Ma erravamo fuori, non contavamo piu', mentre oggi l'Europa fa passi in avanti grazie al ruolo decisivo dei due Mario, Monti e Draghi".

Romiti: "Fiat senza più progetti" - E un duro attacco al management del Lingotto arriva, dalle pagine di Repubblica, invece da uno degli amministratori delegati più celebri dell'azienda torinese. Secondo Cesare Romiti la Fiat manca di progetti e prodotti e la colpa è di Sergio Marchionne. "La strategia della Fiat la decide oggi Marchionne - spiega Romiti  - Lui voleva andare in America e ci è riuscito". E alla domanda se il problema non potrebbe essere la mancanza di fondi, l'ex ad risponde che "credo che in questi anni gli azionisti abbiano dato abbastanza soldi all'amministratore delegato. E bisognerebbe anche calcolare il valore delle tecnologie trasferite da Fiat a Chrysler. Tecnologie e saperi accumulati in cento anni di storia della Fiat". Romiti infinte rivendica gli anni in cui era lui a guidare il Lingotto, ricordando come "ai miei tempi realizzammo lo stabilimento brasiliano di Belo Horizonte. Sugli utili di quella fabbrica la Fiat, compresa quella di Marchionne, è campata per molti anni".

Sacconi: "In Italia una cultura contraria all'impresa"
- Parole a sostegno di Marchionne arrivano invece da Maurizio Sacconi che, in un'intervista al Corriere della Sera, ricorda come "rispetto a cinque anni fa in Italia compriamo un milione di auto in meno. L'andamento del mercato a livello europeo pone inevitabilmente a tutti i costruttori il riesame dei loro piani". E di fronte all'ipotesi che la Fiat possa lasciare il paese, l'ex ministro del Welfare getta la responsabilità su "correnti politiche, culturali e istituzionali, in particolare giurisdizionali, che sono costituzionalmente ostili all'impresa. Pd, Cgil, Sel, Fiom sono un'unica linea rossa". A Marchionne, afferma invece, va il merito di aver riportato l'auto italiana sui mercati internazionali: "Oggi la Fiat c'è ed è solidamente presente in alcune grandi mercati, mentre nel 2004 era sul punto di non esserci più".

Fini: "Investire sul capitale umano" - Intervistato dal Messaggero, anche Gianfranco Fini si dice "sorpreso dell'annuncio di Fiat", mentre "hanno fatto bene i ministri Passera e Fornero a chiedere subito chiarimenti all'azienda". Più in generale, però, il presidente della Camera, suggerisce che per uscire dall'attuale crisi occorre investire di più nel capitale umano. "Non possiamo più continuare a importare braccia e a esportare cervelli e per invertire questa tendenza dobbiamo investire sul sapere e sulle tecnologie

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