Ue: dopo l'indagine antitrust, ebook potrebbero costare meno

Kindle, iPad e altri e-reader a confronto. I due leader del settore Amazon e Apple hanno messo a punto modelli di business diversi per la vendita degli ebook – Credits: Flickr
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L’inchiesta avviata in dicembre dall’authority europea per il cartello dei libri elettronici è vicina alla fine. E gli editori coinvolti insieme a Apple sarebbero disposti a concedere ribassi per un periodo di 2 anni. Pro e contro del probabile accordo

di Gabriele De Palma

I libri elettronici costeranno meno nei prossimi mesi. Questa la più prevedibile (perché già accaduto in Usa pochi mesi fa) e immediata conseguenza della proposta avanzata da quattro dei cinque grandi gruppi editoriali coinvolti insieme ad Apple nell'indagine dell'antitrust europea sul presunto cartello per sottrarre il prezzo degli ebook alle regole del libero mercato. Simon & Schuster, HarperCollins, Lagardere Hachette e Macmillan – ma non Penguin – si sono rese disponibili a vedere ribassati i prezzi di copertina nei prossimi due anni in base alle scelte dei rivenditori online. A chi vigila sulla concorrenza del mercato continentale ora spetta l'ultima parola, che verrà presa solo dopo che questa sorta di “patteggiamento” sarà vagliato alla prova dei fatti.
A beneficiare più di tutti dell'accordo saranno i lettori e Amazon che dal sistema di pricing introdotto da Apple e sottoscritto dai cinque grandi editori aveva subito i maggiori danni. Lo scontro tra i due colossi dell'high-tech quindi continua e gli ultimi due punti sono stati messi a segno proprio da Jeff Bezos: negli stessi giorni in cui è stato svelato la negoziazione tra editori e antitrust europea, in California viene presentato il nuovo Kindle Fire, il tablet che sta diventando un avversario sempre più temibile per l'iPad.

Amazon all'ingrossoIl mercato degli ebook, che inizia a registrare numeri importanti soprattutto negli Stati Uniti e nei Paesi anglosassoni, è attualmente diviso tra due modelli possibili per stabilire il prezzo dei libri in commercio.
Da una parte quello adottato da Amazon, leader del settore, che prevede che a stabilire il listino sia il rivenditore e non gli editori. Si tratta di un modello all'ingrosso che prevede che una volta ceduti i diritti, gli editori non possano più influire sul mercato. Questo ha consentito al sito di e-commerce più visitato del web di rendere gli ebook attraenti per i consumatori, con prezzi scontati rispetto non solo alla versione cartacea ma anche alle versioni elettroniche reperibili presso altri rivenditori online.
Questa politica ha però generato problemi sia agli editori – preoccupati di dover progressivamente abbassare le proprie pretese in sede di contrattazione – sia ai concorrenti di Amazon impossibilitati a offrire gli stessi prezzi ribassati (per via dei ridotti volumi di affari). Nel concepire il modello di business dei libri elettronici, Bezos ha copiato quel che ha fatto Apple con la musica, cercando i profitti non tanto sul contenuto quanto sul lettore: iPod per la musica, Kindle per i testi.

L'agenzia Apple - A modificare le regole dei prezzi e introdurre un nuovo sistema ci ha pensato Steve Jobs nel 2010, per dare al neonato iPad qualche chance di candidarsi come e-reader in accoppiata con lo store iTunes. L'unico modo per rosicchiare quote di mercato ad Amazon era offrire agli editori qualche sicurezza in più in cambio della possibilità di una reale parità di listino per i negozi online. Così fu trovato un accordo in base al quale erano i titolari dei diritti a stabilire il prezzo minimo per i libri, mentre al rivenditore veniva riconosciuta una quota fissa del 30% e la garanzia che nessun altro rivenditore avrebbe potuto ribassare il prezzo imposto. Si tratta del cosiddetto modello 'agenzia', che però in questa formula ha i connotati di un cartello anti-competitivo e quindi ha attirato le attenzioni delle antitrust.
Se dalla parte del modello imposto da Amazon ci stanno idealmente i lettori, da quello di Apple stanno gli scrittori. Alcuni molto noti, come Scott Turow o Salman Rusdhie, si sono scagliati contro il modello all'ingrosso di Jeff Bezos, accusandolo di decretare la fine del mercato e una “napsterizzazione” dell'editoria digitale.

Editori in Europa e Italia – I quattro gruppi editoriali che hanno avanzato la proposta di accordo all'antitrust europea vogliono evitare multe che potrebbero ridurre il profitto del 10% sulle vendite effettuate fino ad oggi. A cui si aggiungono anche le cause che in Europa, come già sta accadendo in America, vedono i lettori chiedere risarcimenti per aver pagato più di quanto il mercato avrebbe potuto offrire in un regime privo di cartelli.
A differenza di quello Usa, però, il mercato europeo ha regole che variano da Stato a Stato e,  per quanto riguarda i prezzi, in alcuni casi sono già previsti limiti sotto cui è impossibile scendere. È il caso della Francia, dove da sempre a stabilire il prezzo è lo Stato, e anche della Germania.
La Commissione Europea, in ogni caso, prima di accettare l'offerta vuole testarla sui mercati, verificando con maggiore precisione quale sarebbe l'impatto dell'accordo nei singoli Paesi e valutare l'entità del patteggiamento proposto dagli editori.
In Italia, dove il mercato è ancora ai suoi primi vagiti, la situazione è complessa e immaginare l'impatto che potranno avere le modifiche al modello “Agenzia” è difficile. Amazon ha iniziato a investire sui lettori di libri digitali nostrani solo da pochi mesi e in questo breve tempo ha già guadagnato molto terreno su Apple e sui rivenditori italiani. L'accordo, che forse non sarà determinante affinché Amazon scali la leadership in Italia, rischia di esserlo per i concorrenti che avranno ancora meno frecce al proprio arco per competere. E a lungo andare anche gli editori potrebbero perdere molto del loro potere di contrattazione con Amazon.

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