Il medagliere delle Olimpiadi? Dipende (anche) dal Pil

Le medaglie di Londra 2012 – Getty Images
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Una serie di modelli statistici cerca di prevedere il numero di medaglie di un Paese sulla base degli  indicatori macroeconomici e delle prestazioni nelle precedenti edizioni dei Giochi. L'Italia? Per ora, batte le aspettative degli economisti.

di Raffaele Mastrolonardo

Quante medaglie vincerà l'Italia alle Olimpiadi? Tra 26 e 31, probabilmente 28 se si vuole azzardare un numero preciso che ci varrebbe il nono posto nel medagliere. E la Cina? 86, abbastanza per piazzarsi seconda, dietro agli Stati Uniti (106) e davanti alla Russia (73) nella sfida delle super-potenze. Per proclamarlo con una certa sicurezza non c'è bisogno di conoscere la storia della scuola jesina del fioretto femminile che tanti onori continua a dare al nostro Paese. E nemmeno i segreti di allenamento del baby prodigio del nuoto Ye Shiwen. Più utili sono semmai i dati sulla popolazione cinese o quelli sul reddito pro capite italiano. E' da queste fredde statistiche che, in teoria, pare si possa prevedere con un grado di ragionevole accuratezza (sopra il 90%, dicono) la quantità di metallo che un Paese guadagnerà ai Giochi. A sostenerlo sono una serie di economisti e istituzioni finanziarie, che hanno messo a punto 4 modelli di previsione della classifica finale delle medaglie.

Niente sport, siamo economisti –  Secondo questi modelli – che il Financial Times ha messo a confronto - per determinare la performance olimpiche di un Paese bisogna guardare innanzitutto a fattori macroeconomici: popolazione, Pil e reddito pro capite. Lo sport c'entra ma solo indirettamente e, ovviamente, sotto forma di numero: per gli economisti conta solo il numero di medaglie vinte da uno stato nelle precedenti edizioni dei Giochi. Per il resto, è essenziale tenere conto del vantaggio che deriva dall'essere il Paese organizzatore, un aspetto presente in tutte le stime. Secondo la banca di affari Goldman Sachs, che ha elaborato uno di questi sistemi di previsione, giocare in casa porta in media il 54% di medaglie in più. Non solo, sostiene Daniel Johnson, economista del Colorado College e padre di un altro modello: il fattore campo avrebbe benefici effetti sia prima che dopo l'Olimpiade effettivamente ospitata (e dunque, in questo caso, oltre alla Gran Bretagna dovrebbero giovarne Cina, organizzatrice nel 2008 e Brasile che avrà l'onore nel 2016). Infine, non bisogna dimenticare gli elementi geopolitici e culturali. Le previsioni della società di consulenza e servizi per aziende PWC, per esempio, tengono presente anche il fatto che una nazione sia appartenuta o meno al blocco sovietico. Ai tempi della cortina di ferro l'affiliazione socialista comportava un sovrappiù di medaglie, vantaggio che nel tempo è evaporato e la cui assenza va valutata quando si analizzano le prestazioni passate in vista del futuro. Nel modello di Johnson, invece, è prevista una variabile “culturale”, una particolare attenzione allo sport, che spiegherebbe parte del successo di Paesi come Australia e Cina. Ipotesi anche affascinanti ma tutte da dimostrare, ovviamente. Anche se per Emily Williams, studente di dottorato alla London School of Economics che ha elaborato il suo sistema a partire da una formula messa a punto in precedenza da Andrew Bernard della Tuck School of Business di Darmouth, il tasso di errore è bassissimo: “Il modello ha predetto il totale di medaglie di Pechino 2008 con un'incredibile livello di accuratezza del 95%”. La creatura del collega Johnson non è da meno: vanta – dice - un grado di correlazione “con i dati degli ultimi 60 anni pari al 96 % per il totale delle medaglie e al 95 % per le medaglie d'oro”. Sarà.

Spread benigno
- Come italiani, dobbiamo augurarci che gli economisti ci abbiano azzeccato. Mettendo insieme le stime di tutti modelli (il Financial Times ha elaborato una media) il nostro Paese – come detto - è nella top ten anche se per restarci dovrà lottare spalla a spalla con Giappone (28 medaglie previste), Corea del Sud (29) e Ucraina (23). Irraggiungibili per gli azzurri – almeno a detta degli economisti – Francia  (39), Australia (42), Germania (45) e Gran Bretagna (56) che, come si è visto, dovrebbe beneficiare del fatto di giocare in casa. Intanto, in attesa di vedere a fine Giochi, quanto gli adepti della scienza sono stati buoni profeti, possiamo divertirci a seguire l'andamento effettivo di un Paese rispetto alle previsioni. Il Financial Times ha infatti messo a punto una tabella dinamica (per visualizzarla è necessario registrarsi gratuitamente al sito) che segnala la differenza fra la media di medaglie vinte stimata dai ricercatori e la realtà. Al momento in cui questo pezzo è stato scritto, l'Italia superava le aspettative di 2,56 punti (piazzandosi al quinto posto in questa speciale classifica). Per una volta, uno spread che ci sorride.

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