Crisi e spending review: dieci città a un passo dal crac

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L’allarme lanciato dal quotidiano la Stampa. In cima alla lista nera Napoli, Palermo e Reggio Calabria. Boom di commissariamenti negli ultimi due anni. E i sindaci tornano in piazza contro i tagli del governo Monti il 24 luglio

Ci sono dieci grandi città italiane con più di 50 mila abitanti che sono a un passo dal crac. E’ quanto scrive il quotidiano la Stampa facendo i “conti” in tasca ai Comuni alla luce dei tagli previsti dalla spending review. In cima alla lista nera Napoli e Palermo, seguite da Reggio Calabria, finita in rosso già nel 2007-2008. In tutto una decina di amministrazione comunali che “potrebbero essere costrette a chiedere il dissesto, ossia lo scioglimento del consiglio, l’entrata in campo della Corte dei Conti e il commissario prefettizio”. Un fenomeno, quello del dissesto, esploso negli ultimi due anni, passando da 1-2 casi ogni 12 mesi a circa 25.

L’allarme, che arriva nel giorno in cui il New York Times parla del rischio default per la Sicilia,  sarebbe legato a quello che il quotidiano torinese definisce “il colpo di grazia” ossia l’arrivo di una “norma inserita nel decreto sulla spending review che, nelle pieghe delle nuove regole che impongono l’armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio, impone di svalutare del 25% i residui attivi accumulati sino a oggi”. Si tratta, spiega la Stampa, di “entrate contabilizzate ma non ancora incassate. Cifre che servono a fare il bilancio di un ente che spesso per prassi gonfia queste voci pur sapendo di non riuscire a poter incassare il 100% degli importi messi a bilancio. Incassi spesso molto dubbi che ora non possono più servire a far quadrare i conti”. Dietro al rischio crac anche il taglio dei trasferimenti imposto sempre dalla spending review: 500 milioni entro la fine del 2012 e 1 miliardo all’anno dal 2013.

Il pericolo fallimento per le amministrazioni comunali sarebbe ben noto ai tecnici del governo tanto che, secondo quanto riporta la Stampa, Viminale, Ministero della Giustizia e Corte dei Conti starebbero già lavorando a un “piano blocca dissesti”. Sul tavolo la possibilità per i Comuni in crisi di essere messi” in condizione di approntare precisi piani di rientro e di riordino pluriennali dei propri bilanci anziché proclamare lo stato di dissesto”. In discussione ci sarebbe anche la possibilità di congelare temporaneamente i debiti che i Comuni hanno nei confronti dei fornitori”. Contro i tagli l’associazione dei Comuni torna a manifestare il 24 luglio e lancia a Monti un messaggio preciso: “Attenzione a forzare la mano perché avanti di questo passo il giorno in cui comuni come Milano, Napoli e Torino usciranno dal patto di stabilità basterà questo solo gesto a scassare i conti dell’intero Stato”.

Il Sole 24 Ore dedica le prime due pagine proprio ad elencare le spese dei Comuni che dovrebbero essere tagliate. I dati riportati “sui consumi intermedi” registrati nel 2011 sono infatti le voci di spesa messe sotto esame dal decreto sulla spending review. “Chi spende di più per queste voci, secondo l’impostazione del provvedimento ora all’esame del Senato, dovrà stabilire la quota più consistente dei tagli da 2,5 miliardi di euro messi in cantiere per i sindaci nel prossimo anno e mezzo”. Qualche esempio delle differenze tra i Comuni? Roma dedica alle consulenze il quintuplo di Milano, Enna paga più di tutti il servizio per i rifiuti, a Milano il trasporto pubblico costa al Comune il 60% in più rispetto a Roma.

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