Obama striglia l'Ue. Parigi: la crisi non è nata in Europa

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Botta e risposta tra Usa e Francia. Il portavoce della Casa Bianca avverte: “Il Vecchio Continente deve fare di più”. La replica del ministro degli Esteri Fabius: “'Lehman Brother's non mi risulta essere una banca italiana né francese”

Monito della Casa Bianca all'Europa: c'è scetticismo sui passi finora intrapresi per fermare la crisi e per evitare che la stessa peggiori. Per questo l'amministrazione Obama reclama - ma ormai si potrebbe dire "pretende" - che la Ue vari adeguate misure per scongiurare il rischio contagio. Risponde a distanza il governo francese per bocca del ministro degli Esteri, Laurent Fabius: "La crisi? Non è certo nata in Europa".
Tensioni diplomatiche che arrivano mentre la Spagna è sempre più in pressing perché le sue banche possano accedere ad un prestito diretto da parte dell'Europa senza dover chiedere un vero e proprio salvataggio da parte dell'Europa. Ma Berlino frena, mentre l'allarme entra nei colloqui dei ministri del G7 con una conference call fissata per martedì 5. E intanto gli occhi tornano ad essere puntati sulla Bce. La maggioranza degli economisti, dal consiglio direttivo di mercoledì 6, non si attende un taglio dei tassi nonostante le richieste di diversi esponenti politici (LA RASSEGNA STAMPA).

L'insofferenza di Washington -
A Washington l'insofferenza per un Vecchio Continente incapace di reagire come dovrebbe, prigioniero dei contrasti tra le varie capitali, cresce di giorno in giorno. Di fronte alle continue schermaglie sugli eurobond o alle contrastanti voci sul possibile "piano salva euro" - che alcuni danno per certo ma che Bruxelles continua a negare - il presidente americano, Barack Obama, sembra proprio aver perso la pazienza. E - a poche settimane dal decisivo Consiglio dei capi di Stato e di governo della Ue di fine giugno - il portavoce della Casa Bianca Jay Carney attacca.

Casa Bianca: "Mercati scettici" -
Di solito misurato nelle parole, stavolta Carney non si limita a confermare la fiducia nella capacità dei leader europei di venirne a capo. "I mercati - ha detto senza mezzi termini - restano scettici sul fatto che le misure prese finora siano sufficienti per garantire una ripresa in Europa e per rimuovere il rischio che la crisi si aggraverà. Altri passi devono essere compiuti". Perché qui - ha ribadito - non si tratta solo di salvare la zona euro, ma di salvaguardare l'intera economia mondiale. Un concetto che il presidente Obama negli ultimi giorni ripete quasi ossessivamente.

La replica di Parigi -
"Non ha senso rinviare le responsabilità. Bisognerebbe chiedere a Obama dove è nata la crisi finanziaria, non certo in Europa". Così il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius. "'Lehman Brother's non mi risulta essere una banca italiana né francese" ha aggiunto Fabius nella conferenza stampa congiunta con il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, al termine di un colloquio a Villa Madama. Parlando dei rapporti con l'Italia il ministro ha sottolineato che i problemi del passato sono stati risolti e che "Giorgio Napolitano è un uomo saggio, di grande levatura e l'Italia è fortunata nel poter contare su un tale uomo di Stato".

Una minaccia per la campagna elettorale - Il monito della Casa Bianca era arrivato mentre i dati indicano una frenata dell'economia americana nei primi tre mesi dell'anno e una disoccupazione che a maggio, dopo un anno, è tornata a rialzare la testa. Cifre che minacciano la ripresa, ma anche le chance di rielezione dell'attuale inquilino della Casa Bianca.
Quest'ultima si tiene comunque in "regolare contatto" con le cancellerie europee, ha ripetuto Carney, che vengono costantemente invitate a seguire l'esempio degli Stati Uniti e di come reagirono dopo la crisi scoppiata nel 2007. Un invito, dunque, a tener conto di quella ricetta - soprattutto sul fronte dei problemi del sistema bancario - che se ha funzionato da una parte dell'Atlantico potrebbe ben funzionare anche dall'altra.

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