Obama: “La crisi europea pesa su tutti”. Borse ancora giù

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Il presidente americano, preoccupato dai dati sulla disoccupazione, chiama in causa l’Ue che però scivola ancora sui mercati finanziari. Piazza Affari si avvicina ai minimi storici, lo spread chiude a 470 punti. E l’Irlanda dice sì al “fiscal compact”

La crisi nell'Eurozona ha un impatto sull'andamento dell'economia e dell'occupazione americane. Lo ha detto il presidente Usa, Barack Obama, nel corso di un intervento in Minnesota, commentando l'aumento della disoccupazione negli Stati Uniti a maggio (anche in Italia i dati pubblicati dall’Istat fotografano una situazione preoccupante).
"Non possiamo avere il controllo di tutto ciò che avviene in altri parti del mondo, come i problemi in Medio Oriente e quello che sta accadendo in Europa", ha detto Obama. "La nostra economia - ha aggiunto il presidente Usa - sta comunque continuando a crescere, così come l'occupazione, anche se non così velocemente come vorremmo. C'è ancora molto lavoro da fare".

Giornata negative sui mercati europei
- Le parole di Obama sono arrivate al termine di un’altra giornata nera sui mercati finanziari europei e internazionali. Piazza Affari ha toccato i minimi dell'anno e sfiorato quelli storici mentre il Commissario agli Affari economici e monetari Olli Rehn ha lanciato un avvertimento: se l'Unione economica non si rafforza l'Euro è a rischio.
La giornata è stata influenzata negativamente dai dati macro europei e Usa, in particolare quelli sull'occupazione, e dalle preoccupazioni che la crisi possa colpire il settore industriale. Ma a caratterizzare questo venerdì nero è stato l'indice pmi manifatturiero cinese che a maggio è arretrato a 50,4 punti, ulteriore segnale che la locomotiva cinese sta rallentando. Tutto questo ha provocato il crollo del Dax di Francoforte (-3,42%) e l'arretramento di Parigi (-2,21%) e di Londra -1,14% mentre Madrid limita le perdite a -0,41%.

Piazza Affari sotto i minimi dell’anno - La Borsa di Milano ha chiuso col Ftse Mib in calo dell'1,04% a 12.739 punti, sotto i minimi dell'anno (12.873 punti il 30 maggio scorso) e 118 punti sopra il minimo storico. In rosso tutti i comparti e quasi tutti i titoli trascinati verso il basso dai dati negativi dell'occupazione negli Usa (dopo un anno è aumentato il tasso di disoccupazione su base mensile), dai segnali di crisi per la banche spagnole e dai timori per l'intera economia in area euro. Dal canto suo, il Commissario Rehn ha spiegato che l'eurozona deve rafforzarsi attraverso un'unione economica più stretta, altrimenti andrà verso una "graduale degenerazione".

Spread chiude a 470 punti base - Tensione anche sul mercato dei titoli di stato: lo spread dopo aver toccato 490 punti, è successivamente sceso chiudendo a 470 punti. Debole anche l'Euro che è calato per la prima volta sotto 1,23 dollari da luglio 2009 per poi risalire e chiudere a 1,2375. Altro segnale di sfiducia arriva dalle quotazioni del petrolio: il Brent è sceso infatti sotto i 100 dollari al barile da otto mesi.

L’Irlanda dice sì al fiscal compact -  Intanto nella giornata di venerdì 1 giugno è arrivato il sì dell’Irlanda al referendum sulla ratifica del patto di stabilità finanziaria (il cosiddetto “fiscal compact”).
"E' un passaggio decisivo sulla strada della ripresa", ha commentato il vicepremier Eamon Gilmore. "Ora possiamo andare avanti".
Gli irlandesi hanno però mostrato un chiaro disincanto quando hanno dovuto spiegare le loro motivazioni di voto. "Il trattato - ha detto un'irlandese a favore del sì - non cambierà niente. Ma noi avremo bisogno dei fondi dell'Europa il prossimo anno. Chiaro e semplice. Non ci possiamo permettere di spernacchiare l'Europa in questo momento". Per le strade di Dublino, insomma, non c'è un clima di festa. Semmai di rassegnazione.

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