Ue: la Grecia resti nell'Euro. Niente intesa sugli eurobond

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L'Unione Europea chiede ad Atene di rispettare gli impegni presi ma si prepara al peggio. Dal vertice dei leader a Bruxelles emergono divisioni sulle obbligazioni. Favorevoli Francia e Italia, contraria la Grecia. Monti: passi avanti

L'Ue vuole che la Grecia resti nell'euro, a patto che rispetti gli impegni presi. E intanto si prepara anche a gestire le conseguenze di una sua uscita dall'Eurozona. Questo, in sintesi, il messaggio lanciato ad Atene dal vertice Ue che ha anche constatato la divisione esistente al suo interno tra una maggioranza di Paesi favorevoli agli eurobond - guidata da Francia e Italia - e quelli contrari, con la Gremania in prima fila.

Sul fronte delle misure per rilanciare la crescita, il summit ha individuato alcune "piste" da seguire: ricapitalizzazione della Bei, project bond, miglior uso dei fondi strutturali, bilancio Ue 2013. Se ne riparlerà a giugno, quando sul tavolo ci sarà anche la Tobin tax.

Nella dichiarazione sulla Grecia diffusa al termine del summit, secondo le parole usate dal presidente della Commissione Ue José Manuel Barroso, "abbiamo inviato ad Atene un messaggio chiaro: vogliamo che resti nell'euro rispettando gli impegni presi". Starà al governo che uscirà dalle elezioni del 17 giugno, si legge nella dichiarazione, scegliere se fare le scelte necessarie per garantire il suo futuro nella zona euro.

"La maggioranza dei Paesi è favorevole agli eurobond", ha detto al termine dell'incontro il presidente del Consiglio Mario Monti. Il quale ha espresso un giudizio cautamente positivo sul risultato del summit sul fronte delle misure per la crescita anche se ha sottolineato l'esigenza di fare di più per non vanificare gli sforzi che l'Italia e altri Paesi stanno facendo sul fronte del risanamento dei conti pubblici.

Il neopresidente francese Francois Hollande, al suo debutto sulla scena europea, ha chiesto che la prospettiva degli eurobond sia inscritta sull'agenda dell'Ue nell'ottica di realizzare una maggiore integrazione economica, necessaria per affiancare quella monetaria. Certo con Berlino la posizioni restano distanti. "Per la Germania gli eurobond sono un punto d'arrivo, per noi è un punto di partenza", ha detto Hollande riconoscendo comunque che le euro-obbligazioni non costituiscono di per sé uno strumento per la crescita. "Ma il dibattito proseguirà", ha poi aggiunto.

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