La Grecia spaventa i mercati, Piazza Affari la peggiore

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Le Borse non scommettono sul vertice dell’Eurogruppo. Crescono i timori di una possibile uscita di Atene dall’Euro. Dopo due giorni di rimbalzo Milano precipita a -3,68%. Male anche gli altri listini del Vecchio Continente

Piazza Affari chiude in netto ribasso, la peggiore tra le principali piazze europee, ancora sui timori per la crisi della zona euro, dopo due giorni di rimbalzo. "E' un'altra giornata brutta come ne abbiamo viste tante", ha detto un trader all’agenzia di stampa Reuters. "Periodicamente il mercato rimbalza, ma gli apprezzamenti sono subito sfruttati per alleggerire ulteriormente le posizioni". Si attende con una certa apprensione l'esito del vertice europeo. Secondo indiscrezioni i Paesi della zona euro sarebbero d'accordo sulla necessità di un piano d'emergenza nell'eventualità la Grecia decida di lasciare l'unione monetaria. Ma il ministero delle Finanze greco ha smentito "categoricamente" che il gruppo di lavoro dell'Eurogruppo abbia raggiunto nella teleconferenza del 21 maggio un accordo per la preparazione di piani nazionali per valutare le conseguenze dell'uscita della Grecia dall'euro.

In tutto le borse europee hanno bruciato quasi 140 miliardi di capitalizzazione. Solo a
Piazza Affari i miliardi andati in fumo sono 11,7.
Nel dettaglio, è stata una seduta ampiamente negativa per la Borsa di Milano: l'indice Ftse Mib ha chiuso in ribasso del 3,68% a 12.960 punti. Chiusura in rosso anche per i principali listini del Vecchio Continente. A Parigi il Cac 40 cede il 2,62% a 3.003 punti, mentre l'indice di Francoforte perde il 2,33% a 6.285. In flessione anche Amsterdam (-2,29%) e Londra che lascia sul terreno il 2,53% a 5.266 punti. Timori per la crisi dell'eurozona e per una possibile fuoriuscita della Grecia dall'euro si registrano anche in Asia, dove la borsa di Tokyo cede l'1,98%.

Pesano sui mercati anche le parole dell’ex premier Lucas Papademos: "Non si può escludere - ha detto - un piano che preveda l'uscita della Grecia dall'euro". L'ex premier definisce "catastrofica" una simile eventualità. Secondo Papademos i costi di un'uscita della Grecia dall'euro oscillerebbero tra i 500 milioni e un miliardo di euro, incluso l'effetto contagio. Alle parole di Papademos è seguita la repentina risposta dell'Unione europea. Il portavoce della Commissione Ue Olivier Bailly ha escluso qualsiasi scenario alternativo alla permanenza della Grecia nell'eurozona. Intanto, il numero uno dell'Fmi Christine Lagarde mette in guardia dal rischio di "contaminazione" in caso di uscita della Grecia dall'euro e considera un'opzione la possibilità che altri Paesi aumentino i loro aiuti ad Atene per farla restare.

Sul fronte tedesco, a parlare è la Bundesbank: secondo la banca, si creerebbe una situazione "estremamente allarmante" se Atene non dovesse implementare le riforme concordate. A rischio soprattutto gli aiuti finanziari. Uno scenario senza via d'uscita per il Paese ellenico, con conseguenze "considerevoli ma gestibili" per l'Eurozona. Secondo la banca centrale tedesca, un eventuale allentamento delle condizioni europee alla Grecia "danneggerebbe la fiducia in tutti i trattati e gli accordi dell'area euro e indebolirebbe fortemente l'incentivo alle riforme dei Paesi europei". Intanto, sul fronte degli investimenti, per l'agenzia Fitch continua la "fuga" degli stranieri dai bond governativi di Italia e Spagna.

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