Imu, è scontro tra comuni e ministero dell'Economia

1' di lettura

Secondo uno studio dell'Anci le amministrazioni locali perderanno 2,2 miliardi di euro, rispetto a quanto prendevano con l'Ici. Da via XX Settembre ribattono: "Analisi dubbia"

Il ministero dell'Economia giudica "assolutamente dubbia" l'analisi con la quale i comuni stimano un potenziale buco di 2,2 miliardi nel gettito atteso dall'Imu, la nuova imposta sugli immobili che da quest'anno sostituisce l'Ici. Lo dice il sottosegretario al Tesoro, Vieri Ceriani, mostrandosi fiducioso del fatto che il governo non dovrà aumentare entro il 10 dicembre le aliquote Imu per garantire i 21,4 miliardi di entrate previsti in manovra. "L'attendibilità è assolutamente dubbia e indimostrabile", dice Ceriani riferendosi allo studio presentato oggi dall'Ifel, la fondazione istituita dall'associazione dei comuni italiani (Anci).

Dal ministero dubbi sulla formazione del campione - Basandosi su un campione pari al 15% dei comuni, l'Ifel stima "un'Imu inferiore a quella del Ministero dell'Economia per un importo complessivo nazionale compreso tra un minimo di 1,9 e un massimo di 2,5 miliardi. La stima puntuale dello scarto ammonta a circa 2,2 miliardi". Gli scostamenti tra le stime dipendono fortemente dalla dimensione del Comune, dice l'Ifel. "Le stime Imu comunali risultano tanto più basse rispetto alle stime del ministero quanto più risulta elevata la dimensione media del comune, tendenza che si arresta per le grandi città", dice il rapporto. Ceriani critica lo studio perché, come riconosce lo stesso Ifel, "sono presenti nel campione solo i soggetti che hanno deciso di compilare il questionario". In sostanza, potrebbero aver partecipato al'indagine solo i comuni che si vedono penalizzati dalla nuova disciplina Imu.

Il tesoro esclude aumento aliquote
- Dal versamento della prima rata, atteso entro il termine del 18 giugno, Ceriani si aspetta grosso modo metà del gettito stimato, quindi tra 10 e 11 miliardi. Il sottosegretario torna a escludere il rischio di un aumento delle aliquote Imu ma, "se del caso, il governo interverrà tempestivamente".

Per i comuni anche il taglio del fondo di riequilibrio - Altra critica mossa dall'Anci è che, rispetto ai 9,2 miliardi assicurati dalla vecchia Ici, i comuni arriveranno a perdere con l'Imu 2,5 miliardi, quasi il 30%. La manovra prevede che i comuni ricevano l'intera Imu sulla prima casa e il 50% dell'imposta dovuta sulle seconde e terze case. L'intero gettito Imu retrocesso ai comuni dovrebbe quindi ammontare a 12,4 miliardi: 3,4 sulla prima casa e 9 miliardi sulle altre abitazioni. Tuttavia, la manovra ha tagliato di 4,981 miliardi il fondo di riequilibrio, che ha lo scopo di redistribuire gettito tra i vari comuni per consentire alle amministrazioni con minore capacità impositiva di finanziare i servizi essenziali.
Ceriani ha un altro modo di vedere la questione e dice che "l'Imu rispetto all'Ici dovrebbe dare ai comuni circa 3 miliardi in più. Il problema non è l'Imu ma il fatto che nel 2012 si scaricano sui comuni i tagli delle ultime manovre". Secondo il Tesoro, i 9 miliardi di Imu che andranno allo Stato sono "molto simili come importo alla dotazione del fondo di riequilibrio. Servono proprio a finanziare lo stesso comparto. Sono cifre molto vicine".

Riforma del catasto richiederà tre anni - Ceriani concorda invece con i comuni quando denunciano che l'aumento di imponibile realizzato attraverso i nuovi moltiplicatori della rendita catastale amplifica il problema delle sperequazioni tra valore catastale e valore di mercato. Il problema è noto da tempo e consiste nel fatto che, soprattutto nelle grandi città, gli estimi catastali sono spesso più bassi nelle zone centrali e di pregio rispetto alle periferie. "Bisogna porvi rimedio attraverso la riforma del catasto [prevista nella delega fiscale]. Ci vorranno tre anni ma è un processo che va assolutamente avviato", dice il sottosegretario.

Polemiche su Equitalia
- Non piace a Ceriani neppure il modo con cui diversi sindaci (soprattutto della Lega Nord) hanno annunciato di voler disdire i contratti con Equitalia. "Gran parte dei contenziosi e delle lamentale derivano dalle attività di riscossione fatte [da Equitalia] per conto dei comuni". Per questo, dice Ceriani, la società controllata al 51% da Agenzia delle entrate e al 49% dall'Inps ha chiesto e ottenuto che i comuni gestiscano in proprio l'attività di riscossione a partire dal 2013. Anzi, in origine la separazione tra comuni ed Equitalia doveva scattare nel 2012: sono stati gli amministratori locali a chiedere più tempo per organizzarsi. I comuni dovranno quindi fare da soli ma, dice il sottosegretario all'Economia, "la finanza pubblica non può permettersi spese aggiuntive", per cui i sindaci dovranno impegnare nell'attività di accertamento risorse loro.

Leggi tutto