Fiat: anche i colletti bianchi in cassa integrazione

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Per sei giorni lo stabilimento di Mirafiori rimarrà chiuso. E' la prima volta nella storia che la misura riguarda anche gli impiegati. Timori e nervosismo a Termini Imerese, dove gli operai bloccano la Palermo-Catania

La crisi dell’automobile spinge la Fiat a prendere decisioni dolorose. Per la prima volta nella sua storia, la Fabbrica Italiana Automobili Torino manderà in cassa integrazione i colletti bianchi. L’azienda ha deciso che il 14, 15 e 21 giugno, 12, 13 e 19 luglio, tutti i colletti bianchi dello stabilimento torinese rimarranno a casa. Altre giornate senza lavoro erano già programmate per il 22 giugno e il 20 luglio, quando lo stabilimento torinese resterà chiuso utilizzando i permessi personali dei lavoratori.

"E' una pessima notizia: vuol dire che anche a livello della testa di Fiat ci sono forti problemi", ha dichiarato Edi Lazzi, responsabile V lega Fiom. "I timori sull'indebolimento dell'azienda e il disimpegno dal Paese cominciano drammaticamente ad assumere una forma concreta. Ci auguriamo che la città, le istituzioni e le forze sociali non voltino ancora lo sguardo da altre parti minimizzando ciò che sta accadendo". Anche Stefano Fassina, responsabile Economia e Lavoro del Partito Democratico è sulla stessa linea:”La decisione di Fiat è l’ennesima conferma che il programma Fabbrica Italia è rimasto sulla carta, nonostante i pesantissimi cambiamenti imposti alle condizioni del lavoro. Fiat perde quote di mercato a causa di scarsi investimenti e innovazione dei prodotti”, ha concluso l’esponente del Pd.

I problemi di Fiat non riguardano solo Mirafiori. A Termini Imerese, circa 300 operai hanno bloccato l’autostrada Palermo – Catania, in attesa del nuovo tavolo con il ministero dello Sviluppo Economico e Lavoro, Fiat, Dr Motor e Regione Sicilia, in agenda per lunedì 4 giugno. Dopo ben 19 giorni di lotta - afferma il sindaco Salvatore Burrafato - la mobilitazione dei lavoratori della Fiat e dell'indotto ha portato finalmente il ministro Passera ad occuparsi direttamente di Termini Imerese. Sono molto preoccupato, è una città che rischia di esplodere".

Anche a Cassino la situazione non è tranquilla. Lo stabilimento ciociaro da tempo lavora a metà del regime, producendo circa 220 mila automobili all’anno a fronte delle 400 mila previste. Il problema riguarda il nuovo modello di macchina promesso da Marchionne ai sindacati che, fino a questo momento, non è ancora arrivato.
o l'incontro".

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