Evasione, Siae: “A Milano incassi raddoppiati dopo il blitz”

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Diffusi i primi dati della seconda operazione dell’Agenzia delle entrate nei locali della movida milanese. Anche questa volta rilevate diverse infrazioni: quasi nessuno dei dj controllati è in possesso dell’autorizzazione per riprodurre la musica

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All'indomani del secondo blitz del personale dell'Agenzia delle Entrate nei locali della Movida milanese i commercianti non nascondono il loro malumore. I primi dati, però - quelli elaborati dalla Siae (Società italiana autori ed editori) - evidenziano che gli incassi delle consumazioni nelle discoteche e nei discopub controllati sono lievitati dal 50 al 100% e ci sarà quindi un recupero dei pagamenti dei diritti d'autore.

Nel primo intervento congiunto con l'Agenzia delle entrate gli ispettori della Siae hanno anche trovato un'altra irregolarità diffusa: quasi nessuno tra i dj è in possesso della necessaria autorizzazione per riprodurre i pezzi originali degli autori e, come spiegato dal responsabile lombardo della Società, Gennaro Milzi, ora dovranno regolarizzarsi con il pagamento di una cifra non proprio proibitiva: circa 200 euro per un anno.
Nel complesso, 50 squadre degli 007 del Fisco hanno controllato l'emissione degli scontrini e la documentazione di altrettanti locali nelle zone dell'Isola, dei Navigli, Ticinese, Arco della Pace, via Solferino. Questo dopo l'operazione in più vasta scala, stile “Cortina” del 29 gennaio scorso.

Una cinquantina di agenti della Polizia locale di Milano si è invece concentrata sulle auto di lusso: hanno verificato i documenti delle 'supercar' e i dati sono stati poi trasmessi all'Agenzia delle Entrate in funzione di verifiche fiscali in quanto spesso le auto sono intestate a società e dichiarate meno del dovuto. Gli agenti della Polizia municipale hanno anche elevato una sessantina di contravvenzioni per violazione del Codice della strada.

I commercianti milanesi non contestano il merito dell'operazione ("giusto che chi evade paghi"), ma il metodo. Se ne fa portavoce Alfredo Zini, titolare di un ristorante: "Da noi sono venuti già tre volte in 60 giorni - spiega Zini, che è anche vicepresidente dell'Epam, (l'Associazione pubblici esercizi) -. Non riesco a capire se sia una persecuzione o una strategia dell'Agenzia delle entrate: se uno è stato controllato una settimana prima, certo non evade una seconda volta; se , invece, è risultato regolare, perché tornare a controllarlo?".

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