Crisi, un lavoratore su tre ha un secondo impiego in nero

1' di lettura

E' quanto evidenzia un rapporto dell'Eurispes che stima il valore del sommerso pari a circa il 35% del Pil ufficiale. I doppiolavoristi cercano in questo modo di "far quadrare i conti". Solo una famiglia su tre arriva infatti a fine mese

Guarda anche:
L'Istat: "Male il Pil anche nei primi tre mesi del 2012"
Giù i consumi delle famiglie: spendiamo come negli anni '80
Lavoro nero: il reportage di Sky.it

(in fondo all'articolo tutte le notizie sulla crisi economica)


Solo un terzo delle famiglie italiane arriva 'tranquillamente' a fine mese. Almeno 500.000 famiglie hanno difficoltà ad onorare i mutui per la casa. Aumenta il credito al consumo dettato dalla necessità e cresce la povertà 'in giacca e cravatta', cioè quella dei lavoratori costretti a usufruire di mense e dormitori per i poveri. E' il quadro che emerge dal rapporto dell'Eurispes e dell'Istituto San Pio V di Roma “L’Italia in nero” in cui si evidenzia che "il ceto medio si trova a subire non più la sindrome della quarta settimana, ma quella della terza settimana". Secondo l'indagine ormai le famiglie, per far quadrare i conti, per pagare le rate per il mutuo, per far fronte alle spese di affitto, luce, gas e riscaldamento sono costrette ad un difficile gioco d'equilibrio. A ciò si aggiunge l'impressionante aumento del prezzo dei carburanti, arrivato alla soglia di due euro per litro. Poco più di un terzo delle famiglie italiane riesce ad arrivare con serenità alla fine del mese". Il rapporto evidenzia anche l’impatto del lavoro nero: l'economia sommersa in Italia nel 2010 ha generato almeno 529 miliardi di euro e per il 2011 il volume stimato del sommerso è di 540 miliardi, pari a circa il 35% del Pil ufficiale. In pratica, il nostro sommerso equivale ai Pil di Finlandia, Portogallo, Romania e Ungheria messi insieme.
Dati che arrivano nel giorno in cui il ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera ha detto che "l'Italia è in recessione e vi rimarrà per tutto il 2012".

Aumento del credito a consumo e allarme mutui -
In parallelo, l'aumento del credito al consumo nel nostro Paese non è dovuto ad un dinamismo economico, ma solo dettato dalla necessità. Un italiano su quattro ricorre al credito al consumo per poter arrivare alla fine del mese. L'ammontare del credito al consumo, concesso da banche e società finanziarie, registra volumi considerevoli: quasi 94 miliardi di euro nel 2008. Dal 2002 al 2011 il credito al consumo in Italia è cresciuto complessivamente di più del 100%. L'incremento maggiore è stato registrato nelle regioni insulari e meridionali (rispettivamente del 107,7% e 105,5%). C'è poi il capitolo mutui. Anche in Italia è allarme per l'insolvenza di quelli per la casa. Infatti il numero dei contratti non onorati è in aumento. Il debito complessivo in sofferenza ha superato i 12 miliardi di euro e le famiglie coinvolte sono almeno 500.000.

Tra i lavoratori in nero anche pensionati e dipendenti con un doppio impiego - E' stato ipotizzato, si legge ancora nel rapporto, che "almeno il 35% dei lavoratori dipendenti sia ormai costretto ad effettuare un doppio lavoro per far quadrare i conti e arrivare alla fine del mese". Questo significa che sono almeno 6 milioni i doppiolavoristi tra i dipendenti che, lavorando per circa 4 ore al giorno per 250 giorni, producono annualmente un sommerso di 90,9 miliardi di euro. Lo stesso calcolo è stato applicato agli immigrati clandestini per i quali si stima un sommerso di 10,5 miliardi di euro, e agli immigrati regolari che lavorano in nero, per i quali si stima un sommerso di 12 miliardi di euro. Ma in Italia lavorano 'in nero' anche i pensionati. Su un totale di 16,5 milioni, circa 4,5 milioni hanno un'età compresa tra 40 e 64 anni. E' plausibile ritenere che circa un terzo di essi lavori in nero.

L'Italia è uno dei Paesi Ocse con la maggiore incidenza sul Pil dell’economia sommersa - Insomma, evidenzia il rapporto Eurispes, "siamo di fronte ad un sistema economico parallelo, non ufficiale, al quale si somma un'altra economia: quella criminale, il cui fatturato ha ormai superato i 200 miliardi di euro annui e i cui proventi vengono in parte riciclati all'interno dell'economia legale e in parte alimentano il sommerso stesso". Secondo le stime ufficiali, l'Italia è uno dei quattro Paesi Ocse con la percentuale di sommerso sul Pil più alta (22%), il secondo, per l'esattezza, dopo la Grecia (25%), ben al di sopra della media Ocse, pari al 13,8% (anno 2009). L'Italia, dunque, è uno dei paesi Ocse con la maggiore incidenza sul Pil dell'economia sommersa, di cui, secondo l'Agenzia delle Entrate, l'imponibile evaso è pari a circa 270 miliardi di euro, e circa 100 miliardi e' il mancato gettito per il fisco. Se tutti pagassero le tasse, quindi, il deficit del bilancio pubblico non esisterebbe.

Leggi tutto