Alcoa, c'è l'accordo: ritirati i licenziamenti

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Al termine di una giornata di negoziati, accompagnati dalle proteste e dagli scontri tra polizia e lavoratori sardi arrivati a Roma, è stata raggiunta l'intesa nella notte tra il 27 e il 28 marzo: gli operai restano al lavoro fino alla fine dell'anno

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Accordo raggiunto sulla vertenza Alcoa. Dopo una giornata di negoziati, accompagnati dalle proteste dei lavoratori sardi arrivati a Roma per seguire da vicino la trattativa, si è giunti nella notte tra martedì 26 e mercoledì 27 al passo indietro dell'azienda, che ha deciso di ritirare la mobilità e di consentire agli operai di restare al lavoro fino alla fine dell'anno.

Un'intesa fortemente voluta dal ministro Corrado Passera, che insieme al sottosegretario De Vincenti ha seguito la trattativa nei dettagli fino alla chiusura. E che viene accolta con soddisfazione dai sindacati. Ora la parola passa ai lavoratori, che si riuniranno giovedì per valutare l'accordo.

In base all'intesa raggiunta tra Alcoa, sindacati, Regione Sardegna e Provincia del Sulcis-Iglesiente e Governo, l'azienda ha accettato di chiudere la procedura di mobilità e ha acconsentito a mantenere attivo lo stabilimento fino al 31 dicembre 2012, in presenza di manifestazioni di interesse (l'attività cesserà invece il 31 ottobre in assenza di tali manifestazioni).

In entrambi i casi, scatterà la cassa integrazione per tutti i dipendenti. Per almeno un anno, inoltre, l'impianto sarà mantenuto in condizioni di efficienza, così da garantire - nel caso del subentro di nuovi azionisti - una pronta ripresa della produzione.

L'accordo prevede inoltre un impegno straordinario del governo per trovare soluzione al problema del costo dell'energia elettrica, oltre a un impegno delle istituzioni regionali e locali a migliorare la dotazione infrastrutturale del territorio.

Ma martedì 26 è stata la giornata della protesta degli operai sardi. In circa 350-400 sono arrivati a Roma dalla Sardegna per manifestare contro la chiusura dello stabilimento di Portovesme e hanno presidiato fino a tarda sera il Ministero dello Sviluppo, dove era in corso la trattativa (VIDEO).

Durante tutta la giornata la tensione tra gli operai è stata alta, ci sono stati tafferugli con le forze dell'ordine, sono stati accesi fumogeni e petardi ed è stato anche colpito il capogruppo del Pd in Consiglio regionale della Sardegna, Giampaolo Diana. Sotto il ministero un gruppetto ha strappato tessere elettorali (GUARDA LA FOTO) e ha tentato di dare alla fiamme la bandiera italiana. Anche i lavoratori dell'Alcoa rimasti in Sardegna hanno protestato, fermandosi per 4 ore.

Il tavolo al ministero è andato avanti tra pause e riunioni ristrette per permettere all'azienda di valutare la proposta congiunta di governo e istituzioni locali. Il nodo su cui per ore si è incagliata la trattativa era la data di chiusura dell'impianto: governo, lavoratori e istituzioni locali erano contrari a uno spegnimento prima della fine dell'anno, mentre la multinazionale statunitense dell'alluminio, lamentando alti costi di produzione, avrebbe voluto andare via prima dello scadere del 2012.

Soddisfatti i sindacati. La Fiom parla di intesa sofferta, che non scongiura l'abbandono del sito, ma pone le basi per il proseguimento della produzione di alluminio primario in Italia. La Uilm esprime soddisfazione, spiegando che ora la parola passa ai lavoratori. La Fim avverte che la partita non e' chiusa e che ora bisogna costruire le condizioni di competitività per la cessione e la continuità industriale. Intanto le manifestazioni d'interesse finora arrivate per lo stabilimento sarebbero quattro o cinque: oltre alle svizzere Glencore e Klesch e l'austro-tedesca Hammerer Aluminium Industries, in questi giorni ne sarebbe arrivata un'altra, da un fondo finanziario statunitense. Ma solo una tra queste risulterebbe essere una proposta solida.

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