Marchionne ai lavoratori Chrysler: "La paura è passata"

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In un'intervista alla Cbs l'amministratore delegato della casa automobilistica commenta le sue scelte sul mercato Usa: "Era un rischio, i risultati sono arrivati". Nessun commento sulle motivazioni della sentenza di reintegro dei 3 operai di Melfi. VIDEO

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Chrysler era un rischio: nessun altro amministratore delegato dell'industria automobilistica l'avrebbe mai toccata. "Se fosse stato facile, l'avrebbero fatto tutti" dice l'amministratore delegato di Fiat e Chrysler, Sergio Marchionne, ringraziando i lavoratori della casa automobilistica americana.

"Quanto accaduto in Chrysler non sarebbe stato possibile senza l'impegno che hanno mostrato, sarebbe stato assolutamente impossibile", spiega in un'intervista a "60 Minutes", la trasmissione della Cbs che andrà in onda domenica 25 prossima e di cui sono stati diffusi degli estratti.

I ringraziamenti di Marchionne ai lavoratori americani giungono venerdì 23, il giorno in cui la Corte di Appello di Potenza motiva la decisione del febbraio scorso di reintegrare i tre operai licenziati a Melfi nel 2010. Licenziamenti che - secondo i giudici del lavoro - rappresentano "nulla più che misure adottate" dalla Fiat "per liberarsi di sindacalisti che avevano assunto posizioni di forte antagonismo" nello stabilimento di Melfi.

Da Marchionne nessun commento sulla sentenza di reintegro.  Con la Cbs ripercorre i tre anni in Chrysler e ricorda la paura sul volto dei lavoratori. "Non c'é nulla di peggio per un leader" che vederla, mette in evidenza l'amministratore delegato di Fiat e Chrysler. La casa automobilistica americana era in rosso e perdeva quote di mercato: la sua esistenza e quella dei 54.000 dipendenti erano a rischio. Chrysler era una scommessa anche per Marchionne, che aveva - ricorda la Cbs - risollevato e rilanciato Fiat. "Era una scommessa. Se fosse stato facile, l'avrebbero fatto tutti". Invece - aggiunge - "non c'era alcun amministratore delegato nell'industria automobilistica che l'avrebbe toccata".

Ma i risultati sono arrivati: con i sei miliardi di dollari di prestito dal Tesoro americano, Marchionne ha sistemato gli stabilimenti, migliorato la qualità e aggiornato i prodotti. E le prospettive per i dipendenti sono migliorate. "Da quando siamo usciti dalla bancarotta abbiamo assunto 4.000 dipendenti" aggiunge Marchionne. "La strada è stata lunga e accidentata, ma la paura è scomparsa".

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