Draghi: senza riforme a rischio la coesione della zona euro

Il presidente della Bce Mario Draghi
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Il governatore della Bce lancia l'allarme ma tranquillizza sui timori di un'impennata dell'inflazione: "Siamo sempre in guardia". E il numero uno della Bundesbank avverte: "I rischi delle banche centrali sono aumentati"

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A meno che non vengano intraprese riforme strutturali sarà difficile tenere insieme la zona euro. A dirlo, il presidente della Bce Mario Draghi, intervenendo a Parigi a un convegno dedicato alla competitività.
Draghi ha sottolineato, inoltre, come l'economia della zona euro sembra in fase di stabilizzazione ma che non si stanno materializzando rischi inflattivi.
"Siamo sempre in guardia contro il rischio inflazione ma questo rischio non si sta materializzando al momento" ha detto il presidente della Bce.
Draghi ha poi affermato che l'economia della zona euro si sta stabilizzando a un basso livello di attività e che le banche dovrebbero usare il migliore clima economico, dovuto in parte all'offerta di liquidità della Bce, per rafforzare i bilanci, tagliando anche dividendi e bonus.

La Bundesbank: "Nessun attrito con Draghi" - L'allarme di Draghi ha un'immediata eco a  Francoforte. "Con queste misure stiamo soltanto prendendo tempo", commenta il  presidente Bundesbank Jens Weidmann, sulla mega-asta Bce di fine febbraio. Per Weidmann i rischi delle banche centrali sono aumentati e occorre ridurre la dipendenza delle banche dall'Eurotower.
Weidmann ha poi chiarito di non sentirsi solo nelle proprie posizioni all'interno del direttivo Bce, mentre col presidente Mario Draghi - ha aggiunto - le relazioni di lavoro sono buone.
Nel mese scorso, il numero uno della banca centrale tedesca aveva scritto una lettera indirizzata a Draghi in cui si esprimeva preoccupazione per i rischi legati alla politica della Bce di allentamento delle regole sui collaterali per la partecipazione delle banche ai finanziamenti dell'istituto centrale.
Il governatore della Bundesbank ha sottolineato che non c'è necessità di fare immediatamente marcia indietro sulle misure non standard a favore della liquidità adottate della Bce, ma che occorre affrontare una discussione sul come e sul quando invertire la rotta. Weidmann ha poi affermato di prevedere un'inflazione in Germania leggermente sopra il 2% nel 2012, contro una precedente stima di 1,8%. Confermata invece la previsione di crescita del Pil dello 0,6% quest'anno.

Il Censis: "I consumi calano anche per un effetto psicologico" - Le parole del presidente Bce arrivano nel giorno in cui il Censis dà ulteriori dati sulla situazione economica del nostro Paese.
Secondo uno studio, in particolare, il calo di consumi in Italia non sarebbe provocato soltanto dalla crisi economica, ma da un "desiderio meno intenso" di acquisti.
Secondo una ricerca di Banca Intesa diffusa il giorno prima, la spesa per cibo, bevande e tabacco in Italia è sostanzialmente quella del 1981, a prezzi attualizzati.
Ma questo dato sarebbe spiegabile anche con un elemento psicologico: secondo il 57,3% degli intervistati dal Censis per la ricerca "I valori degli italiani", rispetto a qualche anno fa nella propria famiglia c'è "un desiderio meno intenso di acquistare/consumare beni/servizi".
Il 25% del campione ritiene che "in fondo le cose importanti le abbiamo tutti", mentre per il 31,8% il desiderio comunque si riaccende "di tanto in tanto". Il 51% pensa che "anche in questa fase di crisi, nella propria famiglia si potrebbe consumare di meno tagliando eccessi e sprechi". E il 45% ritiene che occorra conservare quello che si ha, "piuttosto che puntare ad avere di più".

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