Giù i consumi delle famiglie, spendiamo come negli anni '80

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Lo rivela un rapporto di Intesa Sanpaolo che mette in luce le difficoltà dei consumatori italiani di fronte alla crisi. L'analisi, riferita al comparto agroalimentare, segnala nel 2011 un calo della spesa dell'1,5%. E in futuro non andrà meglio

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Non solo la benzina sempre più su e l’Istat che certifica come l’Italia sia di fatto in recessione tecnica. Un nuovo segnale d’allarme arriva anche dal carrello della spesa, sempre più povero secondo un rapporto elaborato da Intesa Sanpaolo. L’analisi, riferita al settore agroalimentare, rileva che i consumi di prodotti alimentari, bevande e tabacco hanno segnato nel 2011 un calo dell'1,5% a prezzi costanti.
Vale a dire, in termini di spesa pro-capite nel 2011 si è tornati indietro di "quasi trent'anni". Nel rapporto, si legge infatti che "si deve tornare ai primi anni '80 per scendere al di sotto dei 2.400 euro annui destinati al comparto agro-alimentare", ossia alimentari, bevande, tabacco.

In particolare, si legge nel rapporto, "si tratta in parte di un trend strutturale legato al minore consumo di alcune voci (come il tabacco) ma che segnala anche le evidenti difficoltà del consumatore italiano che, a fronte delle tensioni sul mercato del lavoro e sul reddito disponibile, riduce ulteriormente gli sprechi e modera gli acquisti anche in un comparto dei bisogni poco comprimibili come l'agroalimentare".
Nel rapporto, si evidenzia inoltre che "l'incremento della disoccupazione unito agli effetti delle manovre di correzione dei conti pubblici sulle famiglie fanno prevedere una nuova riduzione dei consumi". Consumi che "continueranno ad essere molto prudenti a fronte di risorse reddituali sempre più scarse".

Intanto, a proposito dei consumi tornati ai livelli degli anni '80, nei giorni scorsi il settimanale britannico The Economist ha pubblicato uno studio ottenuto elaborando un indice intitolato "Proust". Sulla scorta del capolavoro dello scrittore francese, lo strumento di analisi impiega vari indicatori (dalla ricchezza delle famiglie ai prezzi delle case passando per la produttività e i salari reali) per determinare quanto la valanga innescata dai mutui “subprime” e dal fallimento di Lehman Brothers abbia costretto i Paesi del mondo a correre a passo di gambero e a tuffarsi nel passato. Il risultato? La Grecia ad esempio è tornata indietro di 12 anni, gli Stati Uniti di 10. L'Italia, invece, è indietro "solo" di 7 anni.
Meglio del nostro paese, secondo l'indice, si sono comportati soltanto la Francia, retrocessa “appena” di un lustro, e la Germania, che si ritrova nel 2009.

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