L'indice di Proust per leggere il tempo perduto della crisi

Lo screenshot dell'Economist che mostra il Proust Index.
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La Grecia è tornata indietro di 12 anni, gli Stati Uniti di 10, il Regno Unito 8. Un indice elaborato dal settimanale The Economist misura quando il terremoto finanziario del 2007 ha fatto retrocedere l'economia mondiale. L'Italia? Non sfigura, però...

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di Raffaele Mastrolonardo

La crisi come una madeleine: ci riporta indietro nel tempo. Se il dolcetto di Proust attivava i ricordi, lo tsunami finanziario del 2007 ha trasformato in un ricordo il concetto di crescita, cancellando in un colpo anni di sviluppo. Certi Paesi hanno fatto un balzo a ritroso di un lustro, altri hanno visto le lancette dell'orologio economico correre indietro di una buona decade, i più fortunati si vantano di aver perso “solo” tre anni. A interpretare il disastro attuale sotto questa chiave in qualche modo letteraria è il settimanale britannico The Economist che ha elaborato un indice intitolato, appunto, all'autore della Recherche. Sulla scorta del capolavoro dello scrittore francese, lo strumento di analisi impiega vari indicatori (dalla ricchezza delle famiglie ai prezzi delle case passando per la produttività e i salari reali) per determinare quanto la valanga innescata dai mutui “subprime” e dal fallimento di Lehman Brothers abbia costretto i Paesi del mondo a correre a passo di gambero e a tuffarsi nel passato.

I soliti noti. A perdere più terreno, secondo l'indice dell'Economist, è stata ovviamente la Grecia. Il Paese ellenico, a rischio di default, ha lasciato per strada ben 12 anni di crescita e si ritrova oggi ai livelli di sviluppo economico del 2000. Non è andata molto meglio all'Islanda, un'altra tra le nazioni più colpite dalla crisi, che si trova più o meno all'inizio della scorsa decade, mentre gli Stati Uniti, dove tutto è cominciato, hanno fatto una capriola all'indietro di un decennio esatto. Gli americani stanno infatti, complessivamente, come stavano nel 2002 quando, per dare un'idea, Facebook non era ancora nato. Quanto all'Europa che conta, anch'essa ha marciato in direzione opposta anche se con passo meno lesto del partner dall'altra parte dell'Atlantico. Gli inglesi sono tornati di un colpo al 2004 (a guidare il Paese c'era ancora Tony Blair) e solo le proprietà in mano alle famiglie britanniche hanno perso qualcosa come 785 miliardi di dollari di valore. E se la macchina del tempo dice che gli spagnoli vivono esattamente come sette anni fa, per l'Italia l'inversione è stata meno decisa. Giusto, qualche mese in meno dei cugini latini, a giudicare dai grafici del settimanale, ma abbastanza per farci salire sul podio di quelli che hanno fatto i gamberi meno degli altri. Meglio dello Stivale, proclama l'indice, si sono comportati soltanto la Francia, retrocessa “appena” di un lustro, e la Germania, che si ritrova  nel 2009.

Fallimenti di governo. Insomma, se l'economia viene letta attraverso Proust, non sfiguriamo. Ma quanto ci sia da andare fieri di questo risultato resta da vedere. E anche spingersi fino a dare ragione a Giulio Tremonti che proclamava che l'Italia era messa meglio di altri sarebbe un po' azzardato. A spegnere un po' gli entusiasmi ci pensa infatti Sandro Brusco, economista che insegna alla State University of New York: “siamo caduti meno di altri – dice a SKY.it - anche perché eravamo cresciuti meno prima”. Insomma, meno sali meno rischi di farti male. Quanto alla riabilitazione dell'ex ministro dell'Economia meglio rimandare ad altra occasione. La “tenuta” temporale del nostro Paese – secondo Brusco, che è anche uno degli animatori del blog noiseFromAmerika - può essere vista, paradossalmente, come la spia di quanto sia stata fallimentare la politica economica del governo precedente. “Non si può dire con certezza perché l'Economist non ha reso noto il 'peso' dei vari indicatori, ma è ipotizzabile che il risultato dell'Italia abbia beneficiato del fatto che non abbiamo avuto il crollo dei prezzi delle case e nemmeno i fallimenti delle banche di altri Paesi. Nonostante queste condizioni favorevoli il nostro reddito nazionale è sceso più che altrove e questo testimonia di come sia stata gestita male la crisi”.
D'altronde, a smorzare ogni eventuale sussulto di orgoglio ci pensa lo stesso Economist quando ricorda che secondo il Fondo Monetario Internazionale da qui a 3 anni saremo il solo Paese del G7 il cui Pil reale sarà più basso rispetto al 2007. Insomma, avremo anche limitato i danni ma non sembriamo certo i più attrezzati ora che c'è da andare alla ricerca della crescita perduta.

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