La Fiat non vuole i 3 operai reintegrati: "Restate a casa"

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Lo annuncia uno degli avvocati della Fiom spiegando che l’azienda non intende avvalersi delle loro prestazioni lavorative. Giovedì 23 febbraio la Corte di Appello di Potenza aveva accolto il ricorso del sindacato imponendo il reintegro dei lavoratori

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La Fiat "non intende avvalersi delle prestazioni lavorative" dei tre operai di Melfi reintegrati in base alla sentenza dalla Corte di appello di Potenza, accogliendo il ricorso della Fiom. L"azienda ha inviato un telegramma ai tre operai: lo ha reso noto all'Ansa uno degli avvocati della Fiom, Lina Grosso.

Il legale ha inoltre spiegato che "sarà fatto di tutto per riportare al lavoro i tre operai, anche agendo in sede penale, perché la Fiat come al solito non rispetta la sentenze". I tre operai - secondo quanto si è appreso - percepiranno regolarmente gli stipendi maturati fino a questo momento e quelli successivi alla sentenza di giovedì 23 febbraio con la quale la Corte di Appello di Potenza ha disposto il reintegro dei tre. In particolare, per quelli maturati sarà corrisposta loro la differenza tra il sussidio di disoccupazione e il salario dovuto.

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anti sindacale una settimana dopo il licenziamento ottenendo dal tribunale, il 9 agosto 2010, il reintegro in azienda dei tre operai (tra l'altro, anche in quella occasione il Lingotto aveva chiesto ai lavoratori di restare a casa). L'azienda torinese ha poi presentato ricorso sul merito della decisione del giudice sul provvedimento d'urgenza, ottenendo soddisfazione nel luglio 2011 dal giudice del lavoro del tribunale di Melfi, Amerigo Palma, che si è espresso contro il reintegro. Contro questa decisione si è nuovamente appellata Fiom ricevendo, il 23 febbraio 2012, parere favorevole dal tribunale.
Il Lingotto, però, non demorde e ricorre in Cassazione.

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