Moody’s declassa gli enti locali e 24 banche italiane

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A due giorni dal taglio del rating, l’agenzia americana dà un nuovo giudizio negativo al nostro paese. Il downgrade tocca anche altri paesi europei. Sotto osservazione i colossi mondiali del credito. Lo spread tra Btp e Bund torna a salire

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Nuova scure di Moody's sull'Europa e sull'Italia. E lo spread tra Btp e Bund torna a salire oscillando intorno ai 400 punti base. L'agenzia di rating ha annunciato l'abbassamento del giudizio relativo a numerosi enti locali di vari paesi d'Europa, primi fra tutti quelli ai quali aveva ridotto il "voto" lo scorso 14 febbraio. Tra questi l'Italia, che trascina con sé le Regioni Lombardia, Toscana, Umbria e Veneto, la Provincia e il Comune di Milano come pure quelli di Firenze, la provincia di Torino e la città di Venezia.

La valutazione a lungo termine di Moody's scende di un posto per Lombardia (A1), la città e la provincia di Milano (A2), la città di Firenze (BAA1), la provincia di Firenze e la regione Toscana (A3), la provincia di Torino (A2), l'Umbria (A3), il Veneto e la città di Venezia (A3). Dalla scure si salvano le utilities e le aziende del comparto infrastrutture: l'agenzia di rating ha così confermato il giudizio su Enel, Atlantia,Terna, A2a, Acea, Hera, Sias, Edison e Adr.

Ribassati anche i rating di varie regioni ed enti locali spagnoli, portoghesi e austriaci, nonché quello di varie società francesi, tra cui quelle ferroviarie.
Il 14 febbraio Moody’s aveva abbassato il rating dell'Italia da A2 a A3, del Portogallo, a BA3 e della Spagna, scesa di due gradini a A3, rivedendo al ribasso anche le prospettive per Francia, Regno Unito e Austria.

Ma non solo. Nello stesso giorno l'agenzia di rating americana ha modificato il rating su 114 gruppi bancari europei in 16 Paesi diversi principalmente a causa delle difficoltà economiche in Europa e della  crisi del debito sovrano.
Le banche italiane coinvolte dalla revisione del  giudizio da parte di Moody's sono 24. Si tratta inoltre di 21 banche  spagnole, 8 austriache, 10 istituti francesi, 7 tedeschi, 8 danesi, 6  portoghesi, 9 britannici, 5 svedesi, 4 sloveni, 2 svizzeri e una banca per Belgio, Finlandia, Lussemburgo e Norvegia.

Sotto osservazione, in vista di un possibile downgrade, è finito anche il rating di 17 colossi mondiali del credito "che operano a livello globale nel mercato dei capitali". Tra gli istituti a rischio, si legge in una nota, giganti come Goldman Sachs, Citigroup, Deutsche Bank, Ubs, Hsbc.

La decisione di Moody's arriva a pochissimi giorni dalla missione negli Usa del primo ministro Mario Monti, che ha illustrato le misure e le riforme decise dal suo esecutivo al presidente Barack Obama ma anche alla comunità finanziaria statunitense, con una storica visita a Wall Street.
Intanto, solo poche ore prima del nuovo giudizio negativo dell'agenzie di rating americana, l'Istat ha comunicato, mercoledì 15 febbraio, i dati aggiornati sul Pil dai quali è emerso che il nostro paese è in recessione tecnica. Monti, però, nello stesso giorno è stato accolto all'Europarlamento dagli applausi dei colleghi europeri che ha tranquillizzato dicendo: "L'Italia sta uscendo dalla zona d'ombra, non sarà più un problema per l'Europa".

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