Istat: "Un quarto degli italiani a rischio povertà"

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Il presidente dell'Istituto Enrico Giovannini traccia un quadro preoccupante della situazione nel nostro paese: il tasso di disoccupazione degli under 25 è il più alto in Europa, dopo la Spagna. E le donne sono sempre più precarie

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Un quarto degli italiani a rischio povertà. Tasso di disoccupazione giovanile più alto d'Europa, dopo la Spagna. Una donna su due senza lavoro. Sono alcuni dei dati emersi dall'audizione alla commissione Bilancio della Camera di Enrico Giovannini, presidente dell'Istat.

Un italiano su quattro a rischio povertà -
Nel 2010, circa un quarto (il 24,5%) della popolazione in Italia, in base all'indicatore di Europa 2020, "risulta a rischio povertà ed esclusione sociale, un valore più  elevato della media europea (21,5% se calcolata sui soli 17 paesi dell'area euro e 23,4% tra i 27 paesi)". Precisa il presidente dell'Istat: "Il rischio si concentra nel Mezzogiorno (39,4%), tra le famiglie numerose (36,3%), le madri sole (39,0%) e gli anziani soli (32,4%). Tra gli immigrati, l'incidenza arriva al 51% tra le famiglie con almeno un componente straniero".

Nel 2011 persi 80 mila posti di lavoro tra i giovani -
Preoccupante anche il dato che riguarda i giovani. "A fronte di una moderata crescita complessiva, nella media dei primi tre trimestri del 2011, l'occupazione giovanile ha subito una flessione del 2,5% (circa 80 mila unità)". Nello stesso tempo, ha poi sostenuto, "il tasso di disoccupazione dei giovani tra 18 e 29 anni è sceso dal 20,5% del primo trimestre 2011 al 18,6% del terzo trimestre, rimanendo almeno 11 punti percentuali al di sopra di quello complessivo. Tuttavia - ha sottolineato infine - se si considera la fascia di età 15-24 anni, come proposto dall'Unione europea, la disoccupazione sale al 31%, la più alta dopo la Spagna".

Donne sempre più precarie - Non è più roseo il quadro dipinto da Giovannini per le donne. Meno di una su due lavora nel nostro Paese e solo il 30% nel Sud, nonostante dal 1995 al 2008 si sia assistito a un aumento quasi ininterrotto dell'occupazione femminile.  Le donne, inoltre, continuano ad essere occupate in lavori precari  più frequentemente degli uomini e permangono in condizioni di  precarietà più a lungo nel tempo.
La distanza dell'Italia dai principali paesi europei nei tassi di occupazione, evidenzia, "nonostante i progressi compiuti, resta estremamente elevata: circa 16 punti percentuali in meno rispetto a Francia e Spagna". Specularmente, il tasso d'inattività delle donne italiane, ricorda il presidente dell'Istat, "rimane tra i più alti in ambito europeo, determinando un'incidenza relativamente modesta della  disoccupazione femminile e pari al 9,6%, un punto al di sopra della  media nazionale, anche se con una punta del 15,4% nel Mezzogiorno".
Per definire le strategie complessive per l'occupazione, secondo Giovannini, "è necessario, quindi, affrontare le criticità del rapporto delle donne con il mercato del lavoro". Esiste, ad esempio,  "una difficoltà delle donne a permanere sul lavoro in concomitanza  con una gravidanza". Le "dimissioni in bianco" "hanno riguardato 800 mila donne nel corso della loro vita".

Mancata indicizzazione delle pensioni: risparmio di quasi 13 miliardi -
Dal presidente dell'Istat arrivano anche dati sul sistema previdenziale. Un risparmio netto di quasi 13 miliardi di euro nel triennio deriverebbe dalla "mancata indicizzazione delle pensioni". "Altri 4 miliardi sono attesi dalla revisione del sistema pensionistico - ha aggiunto - si tratta di cifre relativamente modeste nell'immediato, ma che hanno natura strutturale e, nel caso della revisione dell'età pensionabile, crescenti nel tempo".

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