Grecia, sciopero generale contro il nuovo piano di austerity

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Proteste contro le misure del governo che, alla ricerca di aiuti internazionali, potrebbe licenziare 15mila dipendenti pubblici. Rinviato l’ok dei partiti all’accordo con i rappresentanti della troika

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Martedi 7 febbraio sciopero generale di 24 ore in Grecia. Il Paese è sceso in piazza, senza provocare incidenti, per protestare contro l’accordo che, secondo indiscrezioni, sarebbe stato raggiunto fra Atene e i rappresentanti della troika (Fm, Ue e Bce). Per ottenere un altro piano di aiuti internazionali, infatti, il governo greco dovrebbe imporre nuove misure di austerity. Come il licenziamento immediato di 15mila dipendenti pubblici da effettuare entro il 2015, un abbassamento dei salari minimi e altre misure di rigore richieste dall'Europa per scongiurare il default.

L’agitazione era stata proclamata dai principali sindacati ellenici: la Gsee (che raggruppa i lavoratori del settore privato), l'Adedy (che rappresenta i dipendenti del settore pubblico) e il Pame (vicino al partito Comunista). “Quello che succede non è una trattativa, ma la cronaca di una morte preannunciata. È un ricatto crudele, un intero popolo viene minacciato di povertà”, ha detto il presidente della Gsee, Giannis Panagopoulos. Sono rimasti chiusi uffici pubblici, scuole, tribunali, banche e le sedi delle Autonomie locali. Fermi traghetti, navi e mezzi pubblici. Ridotto al minimo indispensabile il personale ospedaliero. Tre i cortei che hanno attraversato Atene.

Era previsto per il 7 febbraio anche l’incontro tra i leader dei tre partiti greci che sostengono il governo di coalizione guidato da Lucas Papademos. Dopo una serie di rinvii, la riunione è stata spostata all'8 febbraio. Dopo il nulla di fatto dei giorni scorsi, ci dovrebbe essere l’approvazione definitiva del piano da presentare ai tre rappresentanti dei creditori internazionali del Paese. Il documento contiene le misure che sarebbero indispensabili per dare il via libera alla concessione del secondo pacchetto di aiuti alla Grecia, da 130 miliardi di euro.
Il testo finale del promemoria dovrebbe già essere sui tavoli dei tre leader: Giorgos Papandreou del Pasok (socialista), Antonis Samaras di Nea Dimocratia (centro destra) e Giorgos Karatzaferis di Laos (estrema destra). Secondo indiscrezioni giornalistiche, i sacrifici ricadranno sulle spalle dei lavoratori e dei pensionati, con nuovi tagli agli stipendi e alle pensioni, la chiusura di Enti statali con il conseguente licenziamento dei dipendenti in esubero e un certo numero di insegnanti che dall'anno prossimo resteranno senza lavoro.

Il dossier greco sarà nell’agenda dell’Eurogruppo non prima del 9 febbraio. Lo ha detto il presidente Jean-Claude Juncker, che è anche tornato sulla proposta avanzata nei giorni scorsi da Nicolas Sarkozy e Angela Merkel di creare un fondo speciale nel quale far confluire "gli interessi del debito greco e assicurare così che Atene paghi i suoi debitori”. “Non è un’idea bizzarra – ha detto – ma vanno chiariti i dettagli tecnici”. Più dure, invece, le dichiarazioni di Neelie Kroes, commissario europeo all'Agenda Digitale: “L’eurozona può sopravvivere a un addio di Atene alla moneta unica”.

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