Ecco gli "scec": l’acquisto non si fa più solo in euro

Tutti i tagli degli scec, i buoni sconto per integrare i pagamenti in euro
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Sono dei buoni sconto. Una sorta di “moneta” alternativa utilizzata già da 15mila persone e 3mila negozi. L’iniziativa, che ha lo scopo di aiutare le famiglie e favorire le attività locali, a Napoli ha già fatto il boom

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di Isabella Fantigrossi

A Napoli hanno già fatto il boom, a Milano non ancora. Certo è che i sostenitori degli scec, una moneta alternativa all’euro, si trovano ormai in tutta Italia. Per dare maggiore potere d’acquisto alle famiglie e favorire i piccoli negozi locali. Gli scec – acronimo di Solidarietà ChE Cammina – sono utilizzati già da 15mila persone e da tremila attività commerciali, liberi professionisti e piccole aziende in tutta Italia (scorri la lista sul sito dell’associazione Arcipelago Scec). Non sono banconote vere e proprie – non sarebbero altrimenti legali – ma una sorta di buono sconto del valore di un euro ciascuno da utilizzare per integrare i pagamenti tradizionali. Chi possiede questi scec – iscrivendosi all’associazione Arcipelago Scec, pagando un contributo libero, anche di un euro, se ne ottengono 100 – li può utilizzare nei negozi che aderiscono all’iniziativa: chi accetta questo pagamento lo fa in una percentuale che va dal 5 al 30% della somma di partenza, come riduzione del prezzo in euro. Vuol dire, per esempio, che se un oggetto costa 50 euro e il negoziante accetta il 10% in scec, l’acquirente pagherà 40 euro e 10 scec. Chi vende spenderà a sua volta i suoi scec e così via.

Il senso dell’iniziativa? Di solidarietà, non certo di lucro. In un momento di crisi come quello di oggi le famiglie risparmiano, usufruendo dello sconto quantificato con la nuova moneta. E allo stesso tempo sono favoriti gli acquisti presso le piccole attività locali iscritte all’associazione, quelle appunto che accettano e fanno circolare gli scec. Ancorando la spesa al circuito locale, la nuova moneta dovrebbe dare slancio al territorio. L'idea di questo denaro solidale è nata a Napoli nel 2007 su iniziativa di alcuni appartenenti agli Amici di Beppe Grillo, tra cui Nello De Gennaro, Fabio Filippi, Luca Vannetiello, Giacomo Faiella e Vittorio Di Resta, e dell'associazione di economia solidale Masaniello. Da allora il progetto si è espanso, altre associazioni si sono unite e così è nato il coordinamento nazionale di Arcipelago Scec, oggi guidato dall'ex analista finanziario Pierluigi Paoletti.

A Napoli e provincia il successo è grande: quasi 400 sono i commercianti iscritti ad Arcipelago Scec, tra cui la storica cartoleria Fratelli Amodio, la libreria Treves, una delle più antiche di Napoli, la pizzeria I decumani in pieno centro. A Milano, invece, l’iniziativa fatica a decollare. Solo 22 finora gli esercizi commerciali dove si possono spendere i buoni sconto. "Io sono iscritto ad Arcipelago Scec da anni", racconta il designer Giovanni Scafuri, napoletano trapiantato a Milano. "Quando stavo a Napoli ho usato gli scec ma qui a Milano nessuno mi ha ancora chiesto di poterli spendere". Neanche Elena de Varda, titolare della casa di produzione Film Lux, ha mai avuto clienti interessati a usare gli scec: "Peccato, perché l’idea dell’associazione, di creare una rete di persone interessate a sviluppare la microeconomia locale, è buona. Ma a Milano mi sembra manchi un po’ di coordinamento da parte dell’associazione. In pochi ne conoscono l'esistenza". Francesca Stabile, invece, dell’agenzia viaggi Bussola d’oro, è in contatto con alcuni agriturismi in Toscana che accettano la moneta-buono: "Sono iscritta da un paio di mesi. Al momento non ho ancora speso i miei scec ma ho in zona un orefice, un idraulico e un commercialista che aderiscono all’associazione. Potrei spenderli lì".

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