Lavoro, al via il tavolo tra governo e sindacati

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Si apre a Palazzo Chigi il confronto tra l'esecutivo e le parti sociali per cercare una riforma. Ma sull'articolo 18 arriva l'altolà di Camusso ("E' una conquista di civiltà") e Bonanni ("Non può diventare un'ossessione")

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Si apre oggi a Palazzo Chigi il tavolo tra governo e parti sociali sulla riforma del lavoro. Le parti sociali - fanno sapere - si siederanno al tavolo convocato a Palazzo Chigi dal governo per affrontare l'attesa riforma del mercato del lavoro con spirito fattivo, senza ergere muri, ma disposte a portare a casa il risultato, in un momento in cui non si può più  aspettare, complice una crisi che si chiama disoccupazione, bassi salari, scarsa competitività.

Sul tavolo, come ha spiegato il presidente del Consiglio Mario Monti, ci sarà innanzitutto "la semplificazione, con la riduzione delle segmentazioni" e con un'attenzione particolare ai giovani e "al miglioramento qualitativo del lori ingresso nel mondo del lavoro". Si partirà quindi con ogni probabilità dalla diminuzione del numero dei contratti per l'ingresso nel mercato del lavoro, dall'aumento della produttività media e dei salari reali, dalla ripresa dell'occupazione e dalla riorganizzazione degli ammortizzatori sociali "per dare risposte urgenti - ha evidenziato il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera - ai 6-7 milioni di disoccupati, inattivi e sottoccupati". Nessun tabù - è stato lo stesso Monti a ribadirlo, sull'articolo 18 - anche se la questione, già esclusa dai sindacati, non dovrebbe essere oggetto del primo round di trattativa.

Con due interviste, su La Repubblica e La Stampa, interviene nel dibattito Susanna Camusso, secondo cui "le parole del premier Monti contengono una novità: per la prima volta, e finalmente, parla di un negoziato tra il governo e le parti sociali", ma "l'articolo 18 è una norma di civiltà e non può essere oggetto di discussione, a meno che non si pensi di estenderlo". "Non ho avuto affatto l'impressione che l'articolo 18 fosse la priorità del presidente Monti, non credo che il governo partirà da lì", afferma la leader della Cgil. "Ha detto che intende fare una trattativa e penso che terrà conto delle proposte unitarie di Cgil, Cisl e Uil".

La leader sindacale definisce "un inganno" il contratto unico, perché "parte dall'idea che in Italia, e in Europa, non ci sia già una regola generale sulle assunzioni. Invece c'è: è quella secondo cui le assunzioni normali sono a tempo indeterminato. In più - prosegue - aggiunge una nuova forma contrattuale, senza colpire la proliferazione della flessibilità". "Non c'è bisogno di introdurre un nuovo tipo di contratto. Per i giovani esistono già l'apprendistato e l'inserimento", attraverso cui "incentivare le assunzioni sul piano fiscale e contributivo", sottolinea Camusso. Il sindacato, ammette, "poteva fare di più per organizzare i giovani, ma togliere tutele a chi un lavoro ce l'ha non è una risposta". La leader della Cgil si dice disponibile a trattare sul fisco e sui tempi dei risarcimenti. Per le dispute previdenziali, dichiara, "c'è una proposta interessante elaborata dall'Inps". Camusso ribadisce la richiesta di un ulteriore aumento dei contributi a carico degli autonomi per estendere in via strutturale la cassa integrazione alle piccole imprese. "A regime i contributi degli autonomi - rileva - resteranno di nove punti al di sotto dei dipendenti. Mi pare troppo".

Dice no a trattative sull'articolo 18 anche Raffaele Bonanni, in un'intervista sul Corriere della Sera. ma converge con l'ipotesi Monti di andare verso un contratto di inserimento per i giovani che per i primi tre anni contempli la possibilità del licenziamento. "Questo contratto c'è già, è quello dell'apprendistato riconosciuto da tutti i sindacati". Il leader della Cisl parlando dell'articolo 18 sottolinea: "Questa storia non può diventare un'ossessione. E infatti, lo capiscono tutti, se usato ideologicamente per alimentare contrapposizioni non si arriva da nessuna parte, fa solo il gioco di chi vuole una piazza arroventata". La proposta del sindacato per riformare il mercato del lavoro parte dai giovani: "Il concetto che sta alla base del nostro documento, al di là delle strumentalizzazioni mediatiche, è di fare proposte che uniscono e non dividono. Per i giovani noi pensiamo che la formula più probabile per il loro ingresso sia quella dell'apprendistato. La si può rafforzare negli incentivi a favore delle imprese e nella formazione effettiva e nell'esito finale che al termine del triennio deve portare, senza se e senza ma, all'assunzione con un contratto a tempo indeterminato".

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