Evasione fiscale, un'emergenza da 150 miliardi l'anno

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Tasse non pagate, truffe all'Inps, pensioni di parenti deceduti incassati per anni. Secondo i principali quotidiani la lotta al sommerso deve essere il grande impegno per lo Stato nel 2012. La rassegna stampa

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E' l'evasione fiscale, la piaga sulla quale lo Stato italiano dovrà lavorare nei prossimi anni. Un tesoro che vale almeno 150 miliardi e che potrebbe permettere una diversa redistribuzione dei sacrifici chiesti per varare la manovra. A puntare il dito sul fenomeno sono due inchieste, separate e parallele, con le quali il Corriere della Sera e La Repubblica tornano nelle edicole dopo la pausa natalizia.

Repubblica dà il via ad una vera e propria campagna contro l'evasione fiscale con un articolo firmato dal professore di Finanza Alessandro Penati che ricorda come "il risanamento delle finanze pubbliche italiane è un problema non solo di numeri, di saldi tra entrate e uscite, ma anche di credibilità". Solo un paese che è in grado di far rispettare le proprie regole, scrive il docente universitario, risulta credibile quando si presenta sui mercati internazionali per vendere i propri Btp.  "Lo Stato - scrive Penati - si  è dotato di tutti gli strumenti necessari a combattere efficacemente l'evasione." Ma avverte: "Adesso ci vogliono i risultati".
L'obiettivo, spiega, non è tanto quello di ottenere un maggiore gettito fiscale, ma di mettere lo Stato nelle condizioni di alleviare l'imposizione su tutti coloro che le tasse le pagano regolarmente. Già oggi, infatti, l'Italia, con il 47% di pressione fiscale, il nostro Paese è uno di quelli in cui si pagano più tasse. "Stabilendo un tetto alla pressione fiscale e, auspicabilmente, un obiettivo di discesa nel tempo, il Governo chiarirebbe che l'obiettivo della lotta all'evasione è ridurre le tasse, e renderle meno inique, promuovendo così lo sviluppo - scrive Penati.

Anche il Corriere della Sera dedica un'inchiesta, firmata da Fiorenza Sarzanini, alle truffe ai danni dello stato e in particolare ai danni dell'Inps. Al centro non c'è solo il lavoro nero, che non versa contributi e dunque pesa sulle casse dello stato, ma anche tutti coloro che percepiscono assegni dall'istituto senza averne titolo. Nel 2011, per esempio, "la Guardia di Finanza ha scoperto complessivamente più di 6.500 falsi braccianti agricoli che hanno provocato un danno alle casse dell'Inps di oltre 42 milioni di euro." Persone che, con la complicità di datori di lavoro fittizi, si facevano passare per disoccupati, mentre in realtà svolgevano una propria attività.
Sempre nell'anno in corso le Fiamme Gialle hanno scoperto persone che percepivano la pensione di parenti ormai deceduti. Il caso più eclatante, spiega il Corriere della Sera, è quello di una donna di Palermo che ha continuato a incassare la pensione della madre morta da dieci anni. Ma nel corso dell'anno passato le Fiamme Gialle hanno scoperto oltre 400 casi simili.
E non è mancato chi si è approfittato di tragedia. DOpo il terremoto in Abruzzo del 2009 lo Stato concesse un'indennità a tutti quegli imprenditori e professionisti che erano stati costretti a sospendere la propria attività. Ma dopo una serie di controlli la Guardia di Finanza ha scoperto che il 56 per cento delle documentazioni presentate era falsa e i soldi andavano a persone che continuavano a svolgere regolarmente la propria attività.

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