Crisi, Draghi: “Dall’euro non si torna indietro”

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Il presidente della Bce assicura di non avere alcun dubbio sulla forza della moneta unica europea. Ma sottolinea che le prospettive economiche dell’Eurozona erano e saranno ancora incerte, con l’inflazione che resterà sopra il 2% per svariati mesi

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Le prospettive economiche dell'Eurozona erano e restano "incerte", l'inflazione resterà sopra il 2% "per svariati mesi". Importante saperlo. Giusto "fare un'analisi chiara" degli scenari possibili. Ma è ancora più importante avere una certezza: dall'euro non si torna indietro, come ha detto Mario Draghi nella prima audizione da presidente della Bce davanti alla Commissione Econ del Parlamento europeo. Due ore abbondanti di botta e risposta precedute dall'intervista pubblicata dal Financial Times sotto il titolo Draghi mette in guardia sul crollo. Un titolo fatto per attirare lettori, al quale il capo dell'Eurotower ha risposto senza lasciare spazio a interpretazioni: "Non ho alcun dubbio sulla forza dell'euro, sulla sua permanenza e sulla sua irreversibilità", aggiungendo che "molta gente fuori dell'aerea euro perde molto tempo con le speculazioni" ed "elaborando scenari catastrofici". Le parole di Draghi arrivano contemporaneamente a quelle del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che, durante il saluto agli ambasciatori al Quirinale ha parlato dell'irrinunciabilità dell'euro e della necessità che l'Europa sia una sola.

Il messaggio di Draghi al Parlamento europeo è stato diverso. Intanto ha sottolineato che l'austerità è necessaria, ma deve essere accompagnata da misure per la crescita, per impedire che la inevitabile "contrazione a breve termine" si trasformi in "recessione a medio termine". Poi afferma che il 'Patto di bilancio' concordato dal vertice europeo di dieci giorni fa è "un segnale essenziale per il futuro" di Eurolandia. Sarà anche la premessa indispensabile per far nascere Eurobond, 'stability bond' o comunque si vogliano chiamare le forme di mutualizzazione del debito sovrano. Senza l'Unione di bilancio, secondo Draghi, "non ci possono essere emissioni comuni" perché è impensabile che ci sia "una garanzia reciproca ed una possibilità di spesa separata". Implicito che in uno scenario diverso, le euro-obbligazioni potranno diventare realtà.

Poi Draghi ha ricordato che bisogna ridurre il ricorso alle agenzie di rating, per le quali "serve un quadro chiaro e robusto" di norme per "ridurre la volatilità”. E' importante anche "assicurare la trasparenza (delle procedure di analisi)". E comunque il rating dovrebbe essere "solo uno di molti input per gli investitori". Perché le agenzie non sono infallibili, anzi: tanto che in risposta ad un parlamentare ha osservato come il "rischio paesi", per anni sottovalutato, ora è "sopravvalutato". In attesa dell'Unione di bilancio, la Bce sta comunque già "facendo tutto il possibile" contro il 'credit crunch' che "colpirebbe le piccole e medie imprese e le famiglie". Non lo fa con una politica di "finanziamento monetario", ovvero stampando carta moneta come la Fed americana (che ha un "mandato diverso" dalla Bce), ma aprendo linee di credito alle banche. "Una politica monetaria non restrittiva, ma anzi in direzione dell'ampliamento della massa circolante" la definisce Draghi che ricorda come da mercoledì 21 dicembre partiranno i prestiti a tre anni a tasso fisso. Il "finanziamento monetario" invece è vietato dai Trattati, ha ricordato Draghi. E fare una cosa vietata "danneggerebbe la credibilità" della Banca centrale.

Con i nuovi prestiti Bce le banche, "che nell'Eurozona rappresentano l'80% delle fonti di finanziamento per famiglie e imprese", potranno essere "rassicurate" sulla possibilità di rifinanziarsi a lungo termine. Resta chiaro che la necessità di ricapitalizzazione è "inevitabile", ma Draghi ha sottolineato come l'autorità bancaria europea (Eba) abbia annunciato che nei prossimi stress test non ripeterà l'esercizio con il 'mark to market' che ha suscitato le critiche dell'Abi. Le banche quindi, ha affermato l'ex governatore di Bankitalia, "potranno procedere alla ricapitalizzazione" ma "senza l'incubo" degli stress test straordinari che in autunno hanno valutato a prezzi di mercato e non a valore nominale i titoli di stato.

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