2001, odissea nell’Euro: così l'Italia accoglieva la moneta

Infografica: nella tag cloud le parole più in voga tra i politici italiani nei giorni prima e dopo l'entrata dell'Euro
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Nasceva 10 anni fa quella che per alcuni, come Prodi, era "un sogno" ma che oggi rischia di tornare in discussione. Cosa si diceva in quei giorni? Dalla nostalgia di Berlusconi ("di lire ne ho fatte tante") ai moniti degli euroscettici. Mentre Monti...

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di Daniele Troilo

“Cara Lira, ti lascio con nostalgia, ma senza rimpianti. Come studioso di moneta, per decenni mi hai dato emozioni: che passione osservarti e scrutarti, imprevedibile com'eri! L’Euro sarà più noioso. Speriamo”. Era il 31 dicembre del 2001 e Mario Monti, all’epoca Commissario europeo alla Concorrenza, accoglieva con queste parole l’arrivo nelle tasche, di lì a poche ore, della moneta unica.
In questi giorni l'Europa si appresta a festeggiare il decennale dell'Euro, anche se non sembra esserci molta voglia di fuochi d'artificio in giro. La crisi ha spaventato non solo i mercati. L'Euro, al contrario di quanto auspicato nel 2001 da Monti, nel frattempo diventato presidente del Consiglio, non ci ha fatto annoiare. Anzi.
La crisi della moneta unica ha però prodotto un effetto: ridare voce e coraggio agli euroscettici. Da Bossi a Berlusconi, negli ultimi mesi sono tornati di moda gli attacchi all'Euro: “una moneta che non ha mai convinto”, ha detto qualche settimana fa il Cavaliere, subito smentito dagli economisti sicuri al contrario che se c'è un paese che ha tratto beneficio dall'introduzione della moneta europea, questo è proprio l'Italia.
Ma come veniva accolto il nuovo conio nel nostro paese in quegli ultimi giorni del 2001?

L'euforia sui giornali, l'entusiasmo di Prodi – L'Italia, entrata nell'Euro dopo tanti sacrifici, si preparava al cambiamento epocale oscillando tra curiosità e paure. I bancomat presi d'assalto, il boom delle calcolatrici con il convertitore, il dubbio della fregatura al negozio. Che il 2002 sarebbe stato un anno rivoluzionario lo ricordano anche i titoli dei quotidiani del 31 dicembre: Il Corriere: “Via alla festa dell’Euro”; La Repubblica: “La rivoluzione dell’Euro”; La Stampa: “Festa per il capodanno dell’Euro”.
Romano Prodi, all’epoca presidente della Commissione Europea, parlava di “una  nuova epoca” che ''creerà un forte e crescente senso di identità europea. E questo si tradurrà in una grande pressione psicologica sui Paesi che saranno fuori''.
D'accordo anche l'allora capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi: “Un grande segno di pace. La prova concreta, definitiva dell'impegno solenne assunto dai popoli europei di vivere insieme”.

Monti: “Una moneta davvero unica” – Nel 2001 era invece Commissario europeo, ma anche editorialista per il Corriere della Sera, l'attuale premier, il professore Mario Monti. ''Questa moneta unica europea è una moneta davvero unica - scriveva in quei giorni sul quotidiano di via Solferino -. Perché reca in sé tre connotati esclusivi (la storia, la costituzione, la determinazione), che la rendono unica al mondo: una moneta che non è, finora, espressione di uno Stato ma è, fin d'ora, espressione di una precisa scelta di civiltà''.
“Nessun Paese al mondo - aggiungeva - dispone di un presidio così solido per evitare che la propria moneta, attraverso disavanzo pubblico e inflazione, divenga strumento di offesa dei cittadini da parte dei pubblici poteri, di spoliazione arbitraria di alcuni da parte di altri, di oneri posti a carico delle generazioni future''.

Euroscettici di ieri e di oggi – Ma in quei giorni a cavallo tra il 2001 e il 2002 non tutti concordavano sulla bontà dell'Euro e l'allora  presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si sforzava di smentire ogni volta che poteva l'accusa di euroscetticismo che veniva rivolta al suo governo: “Non abbiamo posizioni di scetticismo sull'Euro, ho mandato a milioni di italiani un euroconvertitore”. Lasciandosi però sfuggire talvolta un velo di nostalgia verso la Lira, “perché, sapete, quando uno ne ha fatte tante, di lire”.
Nel suo governo c'era anche Umberto Bossi, al quale la diplomazia non è mai andata giù. “A me dell'Euro non me ne frega niente”, diceva in qualità di ministro per le Riforme e la Devolution in un’intervista a Repubblica.
Più serio e allarmato un altro ministro di quel governo: Antonio Martino, responsabile della Difesa. “Spero di sbagliarmi, però ci sono grossi rischi che, per come ci si è arrivati, l'esperienza dell'euro si concluda con un fallimento'', diceva.
E anche il ministro dell'Economia GiulioTremonti avvertiva: “L'Euro non basta a fare l'Europa”.
Posizioni che scatenavano l'ira dell'opposizione. ''Si potrebbe dire che l'Euro è nato, ma che l'euroscetticismo non è mai morto'', affermava Pier Luigi Bersani, responsabile economico dei Democratici di Sinistra (oggi segretario del Pd), rilevando da parte del governo ''distacco e disimpegno in questo passaggio storico''.

Forse nessuno avrebbe immaginato che dieci anni dopo centrodestra e centrosinistra si sarebbero ritrovati insieme a sostenere il governo Monti.
Che ha il compito di salvare l'Italia. E confida nel salvataggio dell'Euro.

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