Parti sociali unite: "Lunedì l'Italia deve avere un governo"

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Documento congiunto di Confindustria, Cisl, Uil, Ugl, Abi, Cooperative per chiedere subito un nuovo esecutivo con il più ampio consenso parlamentare possibile: "Il tempo delle attese è finito". La Cgil condivide in parte ma non firma

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Imprese e sindacati nuovamente in pressing sulla politica per sollecitare un'accelerazione nei tempi e un nuovo governo di emergenza nazionale già da lunedì prossimo. Un rinnovato appello comune, che arriva al termine di una nuova lunga giornata convulsa e confusa, firmato da Abi, Ania, Alleanza delle Cooperative, Confindustria, Rete Imprese Italia, ma anche da Cisl, Uil e Ugl nel timore che i veti politici possano impedire quell'ampio  sostegno parlamentare necessario al decollo di un esecutivo tecnico,  guidato da Mario Monti, riprospettare lo 'spettro' delle elezioni e  far precipitare nuovamente il Paese sull'orlo del default.

"Il tempo dell'attesa è finito. Lunedì l'Italia deve avere un nuovo Governo di emergenza nazionale con una guida autorevole e il  più ampio consenso in Parlamento. Abbiamo piena e totale fiducia nell'operato del Presidente della Repubblica", scrivono all'unisono le forze sociali, tranne la Cgil, che alla fine di una lunga riflessione non ha firmato il documento. "Questa è la condizione per garantire la crescita, la stabilità" e sopratutto la salvezza del Paese", proseguono imprese e sindacati che chiamano alla responsabilità tutti indistintamente:  "Tutte le forze politiche, nessuna esclusa, devono dare il proprio contributo. Chi si sottrarrà a questo impegno si assumerà la  responsabilità di portare il Paese in una drammatica situazione di non ritorno". Per tutto il giorno, d'altra parte, imprese e sindacati  avevano cercato di guardare con ottimismo alla possibilità che un  nuovo esecutivo potesse vedere la luce in tempi brevissimi tracciando  per questo, ognuno per sé, una sorta di 'road map' degli interventi  di crescita che il nuovo governo avrebbe dovuto seguire per assicurare la ripresa.

Ricette spesso comuni, come quella di una riforma fiscale che restituisca equità ed equilibrio ad un sistema che penalizza proprio imprese e lavoratori. Un punto su cui si ritrovano insieme Confindustria, banche e cooperative, Pmi, ma anche Cisl, Uil, Ugl e la stessa Cgil che pure non ha siglato l'appello. Un 'filo  rosso' su cui, come chiesto anche oggi dal leader della Cisl, Raffaele Bonanni, è possibile iniziare a ragionare su "un nuovo patto sociale  per creare le condizioni per far concretizzare le azioni del nuovo  governo ma anche le garanzie ai lavoratori".

Non solo. Per Confindustria serve anche altro per recuperare la credibilità internazionale: avviare "con le parti sociali che  dovranno essere parte integrante di questo percorso" quelle riforme  "difficili e impopolari" che bisogna fare, ha spiegato ancora oggi il  leader di viale dell'Astronomia, Emma Marcegaglia. Via dunque con la messa a punto dei sistemi di Welfare, a  cominciare dalle pensioni; con la riforma del fisco per diminuire le  tasse su lavoro e imprese e alzarle sui consumi e la ricchezza; con le liberalizzazioni; le privatizzazioni, "per ridurre drasticamente i  troppi asset in mano allo Stato e far diminuire la presenza pubblica  nell'economia"; e per investire in infrastrutture, ricerca e  universita'. Sara' infatti la crescita, come dice il leader Uil, Luigi Angeletti, il "vero salto di qualita'" che dovra' compiere il governo  di emergenza nazionale.

La prospettiva della nostra economia non è florida e non cresceremo neppure nel 2012; cosa che metterà in discussione l'equilibrio di bilancio. E' questo il vero punto, il vero salto di qualità che dovrà fare il nuovo governo", dice Angeletti,  tracciando il percorso: da un taglio dei costi della politica alla riforma fiscale senza passare, però, dai licenziamenti né dalle  pensioni. E alla responsabilità chiama anche l'Ugl perché se "Mario Monti è una figura di grande prestigio" solo l'apporto di di tutte le forze politiche e sociali del Paese "potrà creare quelle condizioni di cooperazione e solidarietà necessarie a farci uscire dalla crisi", dice il segretario generale Giovanni Centrella, che guarda come tutti ad una riforma del fisco, che alleggerisca imprese e lavoro, e a quelle degli ammortizzatori sociali.

Equità fiscale anche per la Cgil che chiede, ieri come oggi,  con il suo leader Susanna Camusso, che a pagare siano i patrimoni, le  grandi rendite, i grandi proprietari immobiliari, "per liberare  risorse da destinare al lavoro dipendente alle pensioni e alla imprese trasparenti". Un 'piano' che da solo "permetterebbe di cambiare tutto  il problema dell'emergenza dei costi", conclude.

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