Lettera alla Ue: ecco i punti principali

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Licenziamenti più facili, ma anche incentivi per il lavoro giovanile e femminile, in pensione a 67 anni, liberalizzazione degli orari e dei servizi pubblici. Ecco i temi più importanti affrontanti nella missiva inviata da Berlusconi a Barroso e Van Rompuy

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Mercoledì 26 ottobre il governo italiano ha inviato all'Unione Europa una lettera d'intenti di 16 pagine, in cui vengono delineate le misure da adottare per rilanciare lo sviluppo del Paese. La missiva, che si apre con un confidenziale "caro Herman, caro Josè Manuel" affronta i principali nodi della situazione econimica italiana e prevede, su richiesta dell'Unione, le scadenze esatte entro le quali attuare le riforme. Questi i punti principali:

Lavoro:
licenziamenti più facili ma incentivi per l'occupazione giovanile e femminile. La lettera del governo italiano prevede una riforma del mercato del lavoro, da attuare entro maggio 2012, che dovrebbe permettere alle aziende licenziamenti più facili in presenza dello stato di crisi. Silvio Berlusconi, intervenendo in televisione, però avrebbe assicurato che i lavoratori licenziati riceverebbero un aiuto dallo stato maggiore di quanto non ricevano oggi. Per i dipendenti della Pubblica amministrazione verrebbe introdotto l'uso della Cassa integrazione e una maggiore mobilità. Sul lato dell'occupazione però viene prevista una stretta più severa sui contratti parasubordinati (oggi spesso usati per "mascherare" lavoratori dipendenti) e una serie di incentivi fiscali e contributivi per favorire i contratti di apprendistato e il lavoro part-time. Previste inoltre misure di credito d'imposta per le aziende che assumono.

Pensioni: in realtà la lettera del governo italiano non annuncia nulla di nuovo e conferma il piano già esistente. Con l'adeguamento della previdenza all'aspettativa di vita, l'età pensionabile sarà, per il 2026, di 67 anni.

Concorrenza:
è prevista una maggiore liberalizzazione delle professioni e degli ordini. Le tariffe minime dei professionisti non saranno più vincolati. Più concorrenza anche nei servizi pubblici locali (acqua, rifiuti e farmacia), che saranno sottoposte a controllo di qualità. Nonostante il referendum la strada indicata è quella delle privatizzazioni dei servizi comunali. Maggiore libertà anche per quanto riguarda gli orari degli esercizi commerciali.

Aziende: Uso della leva fiscale per favorire la capitalizzazione delle imprese. Per le aziende che vantano crediti dalla Pubblica amministrazione, inoltre, è previsto un sistema di certificazione che permetta di scontare i debiti presso le banche. Metà delle risorse annuali non usate dal Fondo rotativo andrà alle Piccole e medie imprese.

Opere pubbliche: nelle prossime dieci settimane sarà stilata la lista dei principali lavori pubblici da avviare immediatamente. Gli appalti saranno gestiti in modo da favorire le piccole e medie imprese. Previsto inoltre un piano di defiscalizzazione per incentivare questo settore.

Patrimonio pubblico: entro il 30 novembre dovrebbe partire un piano di dismissioni delle proprietà dello Stato. Il governo spera di incassare 5 miliardi di euro all'anno per il prossimo triennio. Tra i beni da alienare anche le aziende possedute da regioni ed enti locali

Istruzione: aumento delle rete universitari (con parallelo aiuto, però, per gli studenti meno abbienti). Il governo, di fronte ai magri risultati delle prove Invalsi, prevede un piano di riorganizzazione delle scuole per il biennio 2012/13. E' previsto un miglioramento dei salari per gli insegnanti.

Mezzogiorno:
è il piano Eurosud, proposto da Giulio Tremonti. Lo Stato intende utilizzare i fondi strutturali previsti per il rilancio del meridione, rivedendo in modo strategico i vecchi piani. I nuovi obiettivi saranno l'istruzione, la banda larga, le ferrovie e l'occupazione. Se non usati l'Italia rischia di perdere questi fondi entro la fine dell'anno.

Riforme: Approvazione entro un anno della riforma costituzionale per ridurre il numero di parlamentari, abolire le province e introdurre la riforma federalista.

Giustizia:
uno dei punti chiave indicati dalla Ue è la lentezza della giustizia civile. Il governo si impegna a creare entro aprile 2012 presso il Ministero di Grazia e Giustizia un comitato tecnico che studi soluzioni per rendere più veloci le controversie.

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