Fiat: "Cercheremo di tenere i posti di lavoro in Italia"

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A dirlo è Sergio Marchionne, senza fornire ulteriori dettagli. E poi spiega: "L'uscita da Confindustria è una scelta a lungo meditata e non politica". Sulla Fiom: "Le sue posizioni sono preconcette e anacronistiche". GUARDA IL VIDEO

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"Nei limiti del possibile intendiamo mantenere i posti di lavoro che abbiamo in Italia". A dirlo è Sergio Marchionne, intervenendo al convegno "Make it in Italy" all'Unione industriale di Torino. Ma il manager italo-canadese non ha voluto fornire ulteriori informazioni, specificando che "non ci pare logico che la Fiat debba fornire dettagli di previsioni pluriennali quando la maggior parte dei Paesi europei sta cercando disperatamente di condividere soluzioni che i mercati finanziari internazionali richiedono per domani". Le dichiarazioni dell'amministratore delegato di Fiat sono una risposta indiretta alla Consob. "Siamo sempre stati della massima trasparenza con i mercati, le istituzioni e le parti sociali" ha spiegato Marchionne, sottolineando però che "siamo rimasti sorpresi dal fatto che una richiesta della Consob, di natura limitata alle parti abbia trovato ampia copertura nei media".

Marchionne ha poi assicurato che Fiat e Fiat Industrial insieme supereranno quest'anno il risultato operativo registrato nel 2008, chiarendo che "nel 2008 la Fiat, che allora includeva Fiat Industrial, aveva generato il più alto risultato operativo nei suoi allora 109 anni di storia. Si tratta di un record che, sulla base della guidance, che confidiamo verrà rispettata, verrà superato quest'anno dall'insieme di Fiat e Fiat Industrial". Riguardo all'uscita di Fiat da Confindustria, Marchionne ha spiegato che si tratta di "una scelta che abbiamo valutato con grande serietà e che non ha nulla a che vedere con ragioni politiche".

E sulle polemiche che hanno accompagnato gli scontri tra la Fiat e i sindacati Marchionne ha spiegato che "il problema vero è che fin dall'inizio, fin da quando abbiamo iniziato a trattare la nuova organizzazione su 18 turni, a discutere di lavoro straordinario, del sistema delle pause e di condivisione di responsabilità dei sindacati per quanto riguarda il rispetto dell regole, ci siamo sempre trovati di fronte ad una parte sindacale che non è mai entrata nel merito delle questioni sul tavolo. La posizione della Fiom è sempre stata preconcetta, anacronistica, alimentata da un antagonismo a priori, e più preoccupata di tutelare il proprio potere che gli interessi collettivi".

La posizione della Fiom "è sempre stata molto più politica che sindacale. Anche quando gli accordi che abbiamo raggiunto con le altre organizzazioni sindacali - ha aggiunto Marchionne - sono stati votati, approvati, direttamente dalla maggioranza dei lavoratori, non solo c'è stato rispetto sacrosanto della volontà liberamente espressa, ma ci siamo visti intentare una causa legale. La cosa veramente offensiva in tutto questo è che stiamo vivendo un periodo di tirannia della minoranza".

"Mascherato con un'espressione democratica di dissenso - ha sottolineato - questo atteggiamento, se non disciplinato, andrebbe a minacciare l'integrità del processo produttivo; un prerequisito che è sempre esistito che è diventato ancora più importante in un'azienda che si sta giocando il futuro su una politica di espansione in mercati extraeuropei. E la realtà è che un sindacato, al quale sono iscritti circa il 12 per cento dei nostri lavoratori, poco piu' di uno su dieci, continua rifiutarsi di accettare la volontà della maggioranza e ad attaccare in maniera indiscriminata la Fiat, il suo operato e i suoi prodotti".

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