Fiat, John Elkann lascia Confindustria

Il presidente di Fiat John Elkann
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Con una lettera il presidente dell'azienda torinese annuncia le sue dimissioni dal direttivo di viale Astronomia: "E' un gesto di ulteriore chiarezza". Bombassei, possibile successore di Marcegaglia, minimizza: "Che ci va, c'è chi viene"

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Con tre mesi d'anticipo sulla tabella di marcia indicata dalla Fiat, John Elkann lascia Confindustria. In una lettera a Emma Marcegaglia, il presidente del Lingotto spiega: "La fine dei miei impegni negli organi direttivi di Confindustria non cambia né i nostri rapporti personali né gli intendimenti che da sempre ci vedono uniti: sono certo che entrambi continueremo a lavorare con passione e determinazione per assicurare le migliore prospettive di sviluppo all'industria italiana". Da Stresa il vicepresidente di viale Astronomia, Alberto Bombassei, giudica coerente la scelta di Elkann, ma auspica "un ripensamento della Fiat", e che "ci sia una normalizzazione dei rapporti e la possibilità di continuare a collaborare come abbiamo fatto per cento anni".

"Faccio seguito ai nostri recenti contatti - spiega John Elkann, che in Confindustria ricopriva il ruolo di presidente del comitato per lo sviluppo nei grandi Paesi emergenti - e in particolare quanto abbiamo condiviso in relazione all'uscita di Fiat da Confindustria, a partire dal primo gennaio 2012. Convinto della necessità di questa scelta - prosegue Elkann nella lettera datata 6 ottobre - avevo peraltro maturato l'intenzione di portare a termine gli impegni associativi fino a quella data. Ma la stima che mi lega a te e il rispetto che nutro nei confronti di Confindustria mi inducono a un gesto di ulteriore chiarezza, lasciando da oggi stesso l'incarico che mi era stato assegnato, nell'interesse dell'autonomia e dell'indipendenza dell'associazione".

Bombassei, indicato come possibile successore di Marcegaglia, minimizza sul possibile 'effetto valanga' della scelta di Fiat di lasciare Confindustria: "Quando qualcuno fa qualcosa di clamoroso - osserva - c'è una pletora di persone che seguono. Ci sono tanti che vogliono fare i piccoli Marchionne e vogliono vivere un momento di celebrità. C'è qualche azienda che sbandiera l'uscita, ma ce ne sono anche ogni anno tre o quattro che entrano in Confindustria. C'è chi va e chi viene. Non siamo né un Rotary né un circolo del golf, ma un'associazione libera, rispettiamo le scelte di tutti". Poi un richiamo interno: "Dobbiamo fare un po' di autocritica. Confindustria ha bisogno di rinnovarsi sulla scia di quanto fatto da Montezemolo e Marcegaglia, ma dobbiamo farlo in maniera più decisa". 

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