Agenzie di rating, cosa sono e come lavorano

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Dai loro giudizi dipende l'andamento dei mercati. Sono il punto di riferimento e lo spauracchio di risparmiatori, banche centrali, governi nazionali, politici. Ecco chi sono i tre giganti che hanno il potere di condizionare l'economia

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Moody's, Standard & Poor's, Fitch. Prima della crisi economica solo gli addetti ai lavori sapevano cosa fossero e che utilità avessero queste tre agenzie. Ora fanno parte del parlare quotidiano e dominano i titoli di apertura dei giornali di mezzo mondo. Le agenzie di rating giudicano i bilanci e quindi l'affidabilità dei paesi in base a una scala di valori (diversa per ciascuna agenzia) che va dalla A alla D (default). La tripla A rappresenta la massima affidabilità di un debitore. Queste pagelle servono agli investitori per orientarsi
nel mercato e capire se uno stato, una banca, un'azienda, un bond è in grado di ripagare i sottoscrittori (leggi il dizionario della crisi).

Il loro lavoro consiste in un mix di valutazioni e algoritmi con i quali si arriva a stabilire un verdetto. Questi possono essere al rialzo (upgrade) o al ribasso (downgrade), come nel caso dell'Italia declassata sia da Moody's che da Standard & Poor's. La valutazione negativa è data da una riduzione della valutazione attribuita al debito. In gergo tecnico, ogni gradino della scala è chiamato notch. Ma esiste un altro parametro, detto outlook, con il quale viene previsto un andamento futuro del soggetto sotto esame. Può essere positivo, stabile o negativo. Anche in questo caso l'Italia ha una tendenza a essere ancora declassata nei prossimi mesi.

Come ricorda l'articolo di Massimo Sideri sul Corriere della Sera, l'Italia è sotto osservazione di Moody's da venticinque anni. Craxi era da poco al governo e l'agenzia di rating diede una tripla A al nostro paese. Rimane l'unica volta che è successo. Il primo declassamento risale al 1991, seguito due anni dopo da una valutazione analoga di S&P. Gli anni duemila sono stati stabili. Nel maggio 2002 ci fu addirittura una promozione. Ancora nel 2009, nonostante il crac di Lemhan Brothers, i tre colossi del rating decisero di non toccare il giudizio sul nostro paese. Ora nel giro di venti giorni, la doppia mazzata. Prima Standard & Poor's adesso Moody's. E non è "colpa dei media", come ha detto il premier Berlusconi. Il declassamento italiano è reale.

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