Fiat-Confindustria: cronaca di un divorzio annunciato

Sergio Marchionne ed Emma Marcegaglia
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Dall’intesa per Pomigliano alla ratifica dell’accordo con i sindacati del 28 giugno scorso, ecco le tappe del progressivo addio del Lingotto a viale dell’Astronomia. Scandito dalle lettere tra Marchionne e Marcegaglia e dalla crisi del mercato dell’auto

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A mettere la Fiat in rotta di collisione con Confindustria è il piano Fabbrica Italia, cioè quella parte del Piano strategico 2010-2014 sulla produzione dell’auto nel nostro Paese presentato ad aprile del 2010: il Lingotto mette sul piatto investimenti da 20 miliardi e chiede, prendere o lasciare, condizioni di maggiore produttività. La Fiat firma accordi sindacali per singoli stabilimenti che portano allo scontro su due fronti: da un lato il no della Fiom-Cgil, dall’altro l'esigenza del Lingotto di deroghe al contratto nazionale firmato da Federmeccanica, quindi al sistema di rappresentanza di via dell'Astronomia. Ecco dunque le tappe del divorzio annunciato tra Fiat e Confindustria, contrappuntate dalle tre lettere che si sono scambiati Sergio Marchionne ed Emma Marcegaglia e, contestualmente, dalla crisi del settore dell’auto.

Le tappe del divorzio - A giugno 2010 per garantire la produzione allo stabilimento di Pomigliano D’Arco si firma il primo accordo fuori dal sistema. La strada per introdurre regole diverse passa per la creazione di una nuova società che non verrà iscritta a Confindustria, Fabbrica Italia Pomigliano. Questo modello farà da apripista il 23 dicembre per Mirafiori e il 4 maggio per Grugliasco.
Il 18 aprile scorso comincia la battaglia legale: la Fiom, i metalmeccanici della Cgil, con un ricorso al Tribunale di Torino contesta l'accordo di Pomigliano. Questa mossa rende più stringente l'esigenza del Lingotto di blindare gli accordi. Il 16 luglio arriva la sentenza che respinge le richieste della Fiom.
Intanto, il 26 maggio, in occasione dell'assemblea di Confindustria, Emma Marcegaglia attacca: ''Non agiamo sotto la pressione di nessuno. Non pieghiamo le regole della maggioranza per le esigenze di un singolo. Finiti i tempi in cui poche aziende decidevano l'agenda''. Il presidente della Fiat, John Elkann, assicura che l'addio a Confindustria ''non è un tema di oggi''.

Il 28 giugno Confindustria e sindacati, compresa la Cgil, firmano un'intesa che dovrebbe dare forza alle aziende: secondo l’accordo, i contratti aziendali possono, a certe condizioni, regolare diversamente materie demandate dal contratto nazionale. L’intesa va in direzione delle richieste di Marchionne. Ma all’amministratore delegato non basta: l’accordo non è retroattivo, servono ''ulteriori passi''. Solo due giorni dopo, il 30 giugno, Marchionne, con una lettera indirizzata alla Marcegalia, preannuncia per questi motivi l’addio a Confindustria. Marcegaglia risponde: Confindustria non può fare altro, se quanto firmato non basta, serve una legge del Parlamento.
Il 12 agosto arriva la manovra economica: l’articolo 8 dà efficacia retroattiva ed erga omnes, cioè a tutti i lavoratori anche non iscritti ai sindacati, all’intesa del 28 giugno. In più, in alcuni ambiti autorizza i contratti aziendali a derogare al contratto nazionale e alle leggi.
Ma il 24 agosto arrivano nuovi dubbi, questa volta di John Elkann, presidente della Fiat: ''Bisogna vedere in Italia se ci sono le condizioni per fare auto come vuole fare la Fiat''. Replica il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi: ''La Fiat ha avuto tutte le certezze che chiedeva''. Poi una telefonata tra il ministro e Marchionne: il Lingotto sblocca gli investimenti a Grugliasco mentre il ministro ''ha confermato la determinazione del Governo a rendere operative le misure di interesse aziendale previste'' nella manovra.

Ultimo round. Il 21 settembre scorso sindacati e Confindustria ratificano l'accordo di giugno: ma per la Fiat il testo finale lascia spazi al rischio di snaturare l'articolo 8 della manovra. Per Confindustria non è così. Il 3 ottobre arrivano la seconda e la terza lettera tra Marchionne e Marcegaglia, quelle dell’ ''addio ufficiale''. Due missive uguali, scritte dall’amministratore delegato del Lingotto per ufficializzare il divorzio da viale dell’Astronomia: Fiat Spa e Fiat Industrial annunciano di uscire da Confindustria dal 1 gennaio 2012. Confindustria commenta: ''prendiamo atto pur non condividendone le ragioni''. Le motivazioni - aggiunge la presidente Marcegaglia - ''non stanno in piedi''.

Il mercato dell’auto – Nel frattempo, il mercato dell'auto è tornato a contrarsi. Dopo aver rialzato la testa ad agosto, le immatricolazioni di settembre 2011 sono nuovamente calate, segnando una flessione del 5,7% a 146.388 unità. Il 2011 si dovrebbe dunque chiudere secondo previsioni, con un volume di vetture inferiore agli 1,8 milioni. In questo scenario calano anche le nuove vetture della Fiat, anche se meno della media (-3,04%, a 43.504 unità). La Fiat aumenta così la propria quota di mercato, tornando a sfiorare il 30%. In particolare, mentre calano la quota di Fiat (al 21,21%) e di Alfa Romeo (al 2,85%), crescono quella di Lancia (al 5%) e di Jeep (0,66%).

Produzione, modelli e stabilimenti Fiat – In seguito ai nuovi volumi di mercato, il piano industriale presentato nel 2010 dalla Fiat ha subito qualche modifica. Tra 2012 e 2014 il Lingotto prevede di lanciare 23 nuovi modelli e 12 restyling in Europa. Questa la ripartizione della produzione negli stabilimenti italiani ed europei. A Pomigliano d’Arco, in provincia di Napoli, si produrrà la Panda che sarà commercializzata a fine 2011. Nella fabbrica torinese di Mirafiori, che ha 5.000 dipendenti, si producono oggi Musa, Idea e Alfa Romeo Mito. La Mito resterà nelle nuove versioni e aggiornamenti e, a partire dal secondo semestre 2013, arriverà il nuovo suv Jeep. A Grugliasco (Torino) da fine 2012 sarà prodotta la nuova Maserati del segmento E. A Cassino, in provincia di Frosinone, si producono le Fiat Bravo, la Lancia Delta, l'Alfa Romeo Giulietta. A Meli (Potenza) la Fiat Punto. In Val di Sangro (Chieti) la joint venture con Psa produce il Ducato nelle sue varie versioni. Fuori dall’Italia, invece, a Tichy, in Polonia, si realizzano l'attuale Panda, la Ypsilon 5 porte, la Fiat 500, la Fiat 600 e la Ford Ka. Mentre in Turchia la Tofas, joint venture con gruppo Koc, produce Doblò, Linea, Fiorino e Qubo.

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