L'Italia declassata. Berlusconi: "E' colpa dei media"

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Standard and Poor's taglia il rating sulla capacità dello Stato di far fronte al debito. Il premier: "Decisione influenzata dalla stampa". La replica: "La politica non c'entra". Marcegaglia: "Riforme o governo a casa". Allarme Fmi sul pareggio di bilancio

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(in fondo tutti i video sulla crisi economica mondiale)

Il Fondo Monetario internazionale rivede al ribasso il deficit/pil dell'Italia. Sarà all'1% nel 2013, afferma nel Fiscal Monitor, manifestando così scetticismo verso la capacità del Paese di raggiungere il pareggio di bilancio. A causa delle condizioni meno favorevoli della crescita, sostengono gli esperti di Washington, il deficit "sarà ancora all'1% del Pil nel 2013, al secondo tra i livelli più bassi dei paesi del G7". Poi, il rapporto debito/pil si stabilizzerà nel 2012 e comincerà a calare a partire dall'anno successivo.
Differente la stima di Bruxelles: l'Italia centrerà il pareggio di bilancio nel 2013 con le misure approvate nella manovra. Così il portavoce del Commissario Ue agli Affari Economici e Monetari Olli Rehn commenta ai microfoni di SkyTG24 il declassamento ("un giudizio molto severo") deciso da Standard & Poor's: "E' importante che vada avanti con le riforme, che crei posti di lavoro e spiani la strada a una crescita sostenibile".

Due posizioni contrastanti in una giornata caratterizzata dalle polemiche susseguenti al taglio di rating deciso da Standard & Poor's.

L'Italia declassata - La scure di Standard and Poor's si è abbattuta sull'Italia nella notte tra il 19 e il 20 settembre. Mentre tutti gli occhi erano infatti puntati su Moody's - che giorni fa ha rinviato la sua decisione sul nostro paese - S&P ha deciso di tagliare il rating sulla capacità dello Stato di far fronte all'elevatissimo debito pubblico. Motivo: una crescita economica sempre più debole e una situazione di incertezza politica che ostacola la ripresa. Incertezza che - secondo gli analisti di S&P - rende molto difficile raggiungere gli obiettivi fissati nel programma di austerity (LEGGI IL DOCUMENTO IN PDF).

Berlusconi: "Colpa dei media". La replica: decisione apolitica- Il taglio del rating sovrano dell'Italia da A+ ad A ha acceso la polemica tra il Governo e l'agenzia internazionale. Non solo: l'Italia, spiega S&P, corre un "rischio ragionevole" di un nuovo taglio del rating nei prossimi 12-18 mesi se non tornerà a crescere su ritmi più sostenuti.
Secondo il presidente del Consiglio, le decisioni dell'agenzia "sembrano dettate più dai retroscena dei quotidiani che dalla realtà delle cose e appaiono viziate da considerazioni politiche". Il premier, in una nota diffusa da Palazzo Chigi, ha aggiunto che l'Italia "ha varato interventi che puntano al pareggio di bilancio nel 2013 e il governo sta predisponendo misure a favore della crescita, i cui frutti si vedranno nel breve-medio periodo".
A stretto giro di posta la replica di Standard & Poor's. Il downgrade, spiega l'agenzia, è basato su "una dettagliata analisi e sull'economia" e "non è guidato da pregiudizi politici". La valutazione, prosegue S&P, si fonda "su un'analisi dettagliata e indipendente delle prospettive economiche e fiscali dell'Italia e sulle ipotesi relative all'andamento prospettico atteso del debito (come illustrato ampiamente nei due reports pubblicati)"

Le critiche della Marcegaglia - Intanto, la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia è tornata ad attaccare il governo: o vara "riforme serie e impopolari" nell'immediato "oppure questo governo deve andare a casa: non ho paura di dirlo, è evidente che è così". Nessun commento, invece, dall'Ue. Ma un portavoce sottolinea che l'Italia ha fatto tutti i passi necessari per raggiungere gli obiettivi concordati con la Ue, tra cui il pareggio di bilancio nel 2013.

S&P: "Autorità riluttanti nell'affrontare questioni chiave" - Nel rapporto di Standard and Poor's non si usano mezzi termini: "La fragilità della coalizione di governo in Italia - si legge - limita la capacità di risposta dello Stato" nell'affrontare una crisi economica e finanziaria che sta colpendo il nostro Paese come altri dell'Eurozona. E i vari tentativi che hanno caratterizzato la messa a punto da parte del governo Berlusconi della manovra "lacrime e sangue" da 60 miliardi di euro lasciano intravedere come non sarà per nulla facile attuare in maniera efficace il programma di consolidamento di bilancio.
Anche perché - evidenzia Standard and Poor's - le autorità italiane appaiono "riluttanti" nell'affrontare quelle che vengono considerate le "questioni chiave" della crisi economica italiana: dagli ostacoli strutturali che da sempre rallentano la crescita al basso tasso di partecipazione al lavoro, alla eccessiva rigidità sia del mercato del lavoro sia di quello dei servizi. Il dito viene puntato non solo sul governo e sulle lotte intestine alla coalizione di maggioranza, ma anche sulle divisioni all'interno del Parlamento "che - sottolinea S&P - continueranno a limitare la capacità del governo di rispondere in maniera decisa alle sfide macroeconomiche interne ed esterne". Di qui l'outlook, con la possibilità di abbassare ulteriormente il rating dell'Italia nelle settimane a venire.

La reazione delle Borse - Intanto, le piazze finanziarie del Vecchio Continente ignorano le indicazioni macroeconomiche e martedì 20 chiudono tutte in rialzo, anche deciso. E' il caso di Francoforte, che termina le negoziazioni con il Dax che registra un balzo del 2,88% a 5.571,68 punti; Zurigo avanza  del 2,07% a 5.471,4 punti, mentre Londra guadagna l'1,98% a 5.363,71. Amsterdam registra un progresso dell'1,79% e Madrid chiude a 8.362,2  punti (+1,7%). Bruxelles +1,52%; Parigi +1,5%. A Milano, seduta  nervosa Piazza Affari con il Ftse Mib che è sceso sotto la soglia dei 14mila punti fino ad arrivare a 13.896,56, per terminare le  negoziazioni a 14.356,13 (+1,91%).

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