Crisi, il Ft: "L'Italia chiederà aiuto alla Cina"

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Secondo il Financial Times, Pechino sarebbe pronta ad acquistare il 4% del debito italiano. Il Tesoro conferma l'incontro tra Tremonti e la delegazione cinese. Ma al centro del summit non vi sarebbero stati i titoli di Stato bensì investimenti industriali

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L'Italia punterebbe alla Cina nella speranza che Pechino l'aiuti a uscire dalla crisi effettuando "significativi" acquisti di bond e investimenti in società strategiche, quali Enel ed Eni. L'indiscrezione è del Financial Times (articolo a pagamento, guarda il video qui sopra) secondo cui Lou Jiwei, presidente di China Investment Corp (Cic), uno dei maggiori fondi sovrani al mondo, ha guidato la scorsa settimana una delegazione in Italia per incontrare il ministro delle finanze, Giulio Tremonti. Il ministero del Tesoro, da parte sua si è limitato a confermare che nei giorni scorsi Tremonti ha in effetti incontrato diversi dirigenti cinesi in visita in Italia.

"Presto ulteriori negoziazioni" - Le autorità italiane - evidenzia il quotidiano - sono andate a Pechino due settimane fa per incontrare Cic e la State Administration of Foreign Exchange (Safe), che gestisce i 3.200 miliardi di dollari di riserve valutarie estere cinesi.
Il direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli, ha incontrato investitori cinesi a Pechino in agosto.
"Ulteriori negoziazioni - riporta il Financial Times - avranno luogo presto". La possibilità di un investimento cinese "arriva in un momento critico per l'Italia, con i mercati che chiedono rendimenti sempre più alti per acquistarne il debito, che è previsto salire quest'anno al 120% del pil, risultando in Eurolandia secondo solo alla Grecia" evidenzia il Financial Times.

"Tremonti costretto a cercare alternative" - Tremonti ha scritto molto sui propri timori su una colonizzazione cinese dell'Europa ma, secondo il Financial Times, "è costretto a cercare nuove alternative" con la crisi del debito e la messa in guardia della Banca Centrale Europea (Bce) sull'acquisto di bond che non può continuare in modo indefinito.

"La Cina dovrebbe controllare il 4% del debito italiano" - "Non è chiaro quanto debito italiano sia nella mani cinesi ma - secondo il Financial Times - la Cina dovrebbe controllare il 4% dei 1.900 miliardi di dollari di debito italiano".  La Cina è il maggior creditore estero americano, con oltre 1.000 miliardi di dollari di debito statunitense.

Ansa: "Investimenti industriali al centro dell'incontro" - Secondo l’Ansa però la missione in Italia del Fondo sovrano cinese non aveva l'obiettivo di esaminare eventuali acquisti di titoli di Stato italiani ma la valutazione di possibili investimenti industriali. In particolare i rappresentanti del Fondo cinese avrebbero incontrato lo scorso 6 settembre i ministri dell'Economia, Giulio Tremonti, delle Infrastrutture, Altero Matteoli, e altri ministri nonché esponenti della Banca d'Italia e della Cassa depositi e prestiti.

La delegazione cinese era composta da una ventina di persone e dall'ambasciatore cinese in Italia. Gli argomenti affrontati - spiegano fonti ben informate - hanno riguardato investimenti industriali, mentre non si sarebbe parlato di titoli di Stato. In particolare l'incontro con il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, al quale non ha partecipato il direttore generale Vittorio Grilli, è servito come sorta di introduzione con la Cassa Depositi e Prestiti, con la quale sarebbero stati avviati contatti per studiare iniziative di equity comuni, non ancora definite, e che potrebbero riguardare il pacchetto di 5-6 tipologie fondi attualmente gestiti da Cdp, con diverse finalità.

"Partecipazioni strategiche in Enel ed Eni" - Secondo il Ft poi la crisi ha spinto il governo italiano a "considerare la possibile vendita di partecipazioni strategiche in Enel e Eni".
"Cassa Depositi e Prestiti - continua il quotidiano - ha lanciato in luglio un fondo strategico con un investimento iniziale di 4 miliardi di dollari e che prevede di ampliare a 7 miliardi di dollari con la partecipazione di altri investitori, anche esteri".
Cic è stato creato nel 2007 con un capitale di 200 miliardi di dollari e asset per 410 miliardi di dollari.

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