Lehman e i risparmiatori che aspettano ancora i risarcimenti

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Nel settembre 2008 falliva la banca d'investimenti americana, con debiti per 613 miliardi di dollari. Era l'inizio di una crisi globale. E c'è chi attende ancora giustizia

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di Alberto Giuffrè

"Guardavo alla televisione gli impiegati di New York che uscivano dagli uffici con gli scatoloni in mano e capivo che c'era qualcosa che non andava. Ma nessuno si è preoccupato di dirmi cosa stava accadendo, sono stata io a chiamare la mia banca". Sono passati tre anni da quando a Roma la signora B.D., 66 anni, vedeva andare in fumo i risparmi di una vita. Il 14 settembre 2008 infatti la banca d'investimenti Lehman Brothers chiedeva l'amministrazione controllata: il più grande fallimento della storia, con debiti per 613 miliardi di dollari e un effetto a catena in tutto il mondo. Era l'inizio della crisi: quella che secondo gli ultimi dati Ocse, dal luglio 2008 a oggi, nei Paesi sviluppati, ha bruciato 11,4 milioni di posti di lavoro. "Le conseguenze economiche del collasso della Lehman sono ancora in corso, ma promettono di essere gravi per i decenni a venire", ha scritto alcuni giorni fa su La Stampa Bill Emmott, ex direttore dell'Economist.

"In banca non avevano il coraggio di guardarmi in faccia" -
Il giorno dopo il crollo di Lehman Brothers il Codacons aveva annunciato una class action parlando di oltre 40 mila italiani coinvolti in vario modo nel crack. L'azione collettiva non si è mai realizzata e l'associazione dei consumatori, una delle tante attive sul caso, ha proceduto per cause singole. Come quella della signora che chiede l'anonimato e che racconta a Sky.it: "Io e mio marito avevamo venduto la nostra piccola attività familiare. Centomila euro che dovevano diventare la nostra pensione. Nel dicembre 2007 la banca ci aveva consigliato di comprare questa obbligazione spiegandoci che non c'era nessun rischio. Insomma, un investimento sicuro". Così non è stato. "La cosa che mi ha dato più fastidio - spiega la donna - è che dalla filiale non hanno neanche avuto il coraggio di guardarmi in faccia. Si rifugiavano dietro a un 'non sappiamo niente'. E intanto i telegiornali non parlavano d'altro". Adesso la signora D.P. ha una causa contro la sua banca e spera, grazie alla giustizia, di riuscire a recuperare parte dei suoi soldi.

I primi risarcimenti -
Come è accaduto ad alcuni risparmiatori che, negli ultimi due anni, sono riusciti a ottenere qualcosa. L'ultimo caso, sollevato dall'Adusbef, riguarda la decisione del Tribunale di Torino che lo scorso gennaio ha condannato Intesa San Paolo a risarcire di 474.000 euro una correntista. La colpa? Non averla informata tempestivamente dei rischi legati alla situazione finanziaria di Lehman Brothers. Non è stata la prima volta che i giudici hanno dato ragione ai correntisti. Sentenze precedenti, come quella del Tribunale di Udine del febbraio 2010, hanno condannato istituti finanziari nonostante le obbligazioni al centro delle polemiche fossero state sottoscritte quando il rating dei titoli Lehman era considerato a basso rischio.
"Le obbligazioni - come spiega il Lericom, comitato di risparmiatori - erano emesse da una banca d’affari, in un momento in cui era già scoppiata la bolla dei subprime e i tassi erano schizzati alle stelle in un clima di reciproca sfiducia tra istituti bancari".

La via dei rimborsi -
Ma tra i risparmiatori traditi c'è chi aveva i requisiti per iscriversi nella lista dei creditori che il liquidatore deve tenere presente ai fini del rimborso (qui i documenti ufficiali sul fallimento). Per loro sono arrivate negli ultimi mesi segnali positivi. "La prima tranche dei rimborsi - ha scritto infatti Il Sole 24 Ore - partirà nel primo trimestre 2012, ma il processo di distribuzione degli asset (per circa 76 miliardi) si protrarrà per due anni fino al 2014. I risparmiatori italiani potranno contare su un tasso di recupero dei loro crediti pari al 27 per cento circa". Una svolta legata al piano di ristrutturazione dell'amministratore Alvarez&Marsal presentato a luglio e che verrà votato nei primi giorni di novembre dai creditori.

Lo spettro di una nuova Lehman -
Proprio in questi giorni, l'agenzia di rating Moody's Investors Service ha deciso di declassare due tra le più importanti banche francese. Il New York Times nei giorni scorsi aveva scritto: "Ci sono dubbi sulla capacità delle banche europee di uscire dalla crisi, con alcune che hanno difficoltà nel trovare i prestiti necessari per le attività giornaliere. Le istituzioni finanziarie americane sono restie a concedere prestiti a breve termine alle banche europee e limitano l'attività con le controparti europee, con il rischio di esacerbare le loro difficoltà. Una tendenza che ha causato il fallimento di Lehman Brothers". E ancora, sempre sul New York Times, a lanciare l'ultimo allarme era stato George Soros, miliardario con 40 anni di esperienza in investimenti ad alto rischio: "Questa crisi - ha spiegato - ha il potenziale per essere molto peggio di Lehman Brothers: manca una istituzione paneuropea che possa gestire una situazione così seria".

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