Bce, scontro sui bond. Consigliere tedesco si dimette

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Juergen Stark, membro del board della Banca centrale europea, lascia l'incarico per contrasti sull'acquisto dei titoli di stato. Piazza Affari crolla a -4,93%. Spread a 365

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Juergen Stark, membro tedesco del board della Bce, si è dimesso dal suo incarico nell'isituto di Francoforte "per motivi personali". L'annuncio arriva dal presidente Jean Claude Trichet: "Stark rimarrà nel board fino a quando non sarà nominato un suo successore, ossia, secondo la procedura, fino alla fine dell'anno". 

Stampa tedesca: "Dietro le dimissioni l'aquisto dei bond" - A spingere Stark verso le dimissioni sarebbe stata, secondo indiscrezioni riportate anche dalla stampa tedesca, la sua opposizione all'aquisto di titoli di stato da parte della Bce. Secondo la Sueddeutsche Zeitung, quotidiano liberal-progressista di Monaco, Stark è sempre stato un fiero oppositore dell'attuale politica monetaria della Bce, mentre la Frankfurter Allgemeine Zeitung, il più importante quotidiano finanziario della Germania, rivela che Stark "non voleva continuare a condividere la responsabilità dell'acquisto di titoli di stato da parte della Bce". Ipotesi confermata anche da Der Spiegel, secondo cui potrebbe essere Joerg Asmussen, attuale sottosegretario alle Finanze del governo Merkel, a sostituire Stark fino alle fine del suo mandato.

Affanno dei mercati. Spread a 365 - Le dimissioni dell'economista non hanno fatto bene alle borse europee, tutte in forte calo. Milano chiude la giornata a -4,93%, Francoforte a -4,04%,  Londra cede il 2,35%, Parigi il 3,60% e Madrid il 4,44%. Lo spread tra i Btp decennali italiani e i Bund tedeschi si attesta a 365 punti, sulla scia dell'annuncio delle dimissioni di Juergen Stark da membro dell'esecutivo della Bce e dopo aver toccato un massimo di 371 punti. A frenare l'impennata dello spread sono gli acquisti da parte delle banche centrali europee.

Scontro Germania - Europa - Le dimissioni di Stark si inseriscono nel solco del dibattito aperto in Europa tra parte dell'establishment tedesco e gli altri paesi dell'Unione. Dal 7 agosto, infatti, la Banca centrale europea ha dato inizio all'acquisto di titoli di stato italiani a lungo termine, per frenare la speculazione in atto sui mercati. Una decisione che, insieme agli aiuti alla Grecia, ha fatto crescere il malumore in Germania. Parte dell'opinione pubblica è convinta di finire a pagare i debiti creati da altri. La stessa Angela Merkel, stretta tra gli obblighi verso le istituzioni europee e spaventata dall'opinione pubblica ha tenuto un atteggiamento ondivago riguardo alla politica degli aiuti, tanto da venire biasimata da una figura storica come quella di Helmut Kohl. In realtà, come rivelato da Massimo Mucchetti sul Corriere della Sera, anche i conti della Germania sono meno brillanti di quanto Berlino vorrebbe fare credere, anche se al momento nessun governo europeo sembra abbastanza autorevole per contrattaccare.

Dopo Weber via un altro falco - Con l'uscita di scena di Juergen Stark la Bce perde nel giro di pochi mesi il secondo "falco" tedesco, dopo che nell'aprile scorso si era dimesso dal board l'ex presidente della Bundesbank, Axel Weber. Entrambi gli economisti tedeschi si erano opposti fin dall'inizio all'acquisto di titoli di Stato da parte dell'Eurotower.

Marcegaglia: "L'Italia è in pericolo" - Intanto, dall'Italia, continuano ad arrivare gli allarmi per la situazione economica: l'ultimo, in ordine di tempo, è di Emma Marcegaglia (GUARDA IL VIDEO), secondo cui "oggi il nostro Paese è in pericolo: o i problemi noi li diciamo chiaramente, li mettiamo su un tavolo e cerchiamo di risolverli, oppure facciamo un danno al Paese".
"Oggi la giornata è davvero difficile - ha proseguito il presidente della Confindustria - si è dimesso il membro tedesco della Bce e si è dimesso in contrasto con la decisione della Bce di comprare titoli italiani e spagnoli. Aggiungo un altro dato che in un certo senso è ancora più preoccupante: si sta allargando a nostro sfavore il divario tra noi e la Spagna; noi un mese fa eravamo considerati più credibili della Spagna, ora siamo considerati meno credibili, perché la Spagna ha fatto manovre serie e strutturali, perché la Spagna aveva una situazione politica difficile e un presidente del consiglio in carica ha detto 'io non ce la faccio più, non ho più la credibilità dei mercati, vado a elezioni".

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