10 anni di euro: prezzi più alti, italiani sempre più poveri

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Secondo una ricerca di Altroconsumo, dal 2001 il potere d'acquisto dei consumatori è diminuito del 7%. Trasporti e bollette alle stelle: la tassa sui rifiuti è aumentata del 33%, quella dell'acqua del 52%. Crollano solo i costi dei prodotti tecnologici

L’euro compie dieci anni. Ma è un compleanno amaro per le tasche degli italiani. Il primo decennio della moneta unica ha visto infatti impoverirsi le famiglie italiane. È quanto emerge da una ricerca della associazione per la tutela e la difesa dei consumatori Altroconsumo.  Rispetto al 2001 si è registrato un aumento medio dei prezzi del 21% mentre la crescita dei redditi pro capite è stata del 14%. Il potere d’acquisto degli italiani si è quindi ridotto del 7%.

Tra le cause di questa performance negativa vengono indicate l’inflazione crescente, l’aumento del prezzo dei cereali, i rincari nelle bollette e nei trasporti: ambiti primari in un bilancio familiare. Spostarsi in nave costa il 147% in più rispetto a dieci anni fa. In crescita anche il costo del trasporto aereo (+61%) e sui treni (+46%).
Ma la vera spada di Damocle per il portafoglio degli italiani sono gli aumenti sulle bollette. La tassa sui rifiuti è cresciuta in media del 33%, quella dell’acqua addirittura del 52%. Un po’ meglio il comparto energetico dove la crisi petrolifera è stata in parte bilanciata dalla liberalizzazione del settore, introdotta in Italia nel 2007. Rimane comunque un aumento medio del 24%.

Concorrenza e apertura al mercato si sono rivelate le uniche soluzioni in grado di arginare la corsa al rialzo dei prezzi. Il settore farmaceutico, grazie alla distribuzione alternativa, ha garantito ai consumatori una spesa media più bassa del 28%. Al contrario, una roccaforte di licenze limitate come il settore dei taxi ha fatto registrare un’impennata dei prezzi del 34%.
All’aumento del prezzo di beni primari come gli alimentari corrisponde un parallelo crollo dei costi di prodotti tecnologici come telefonini (-73%) e computer (-64%).
Gli economisti difendono la moneta unica, portando come esempio il settore delle telecomunicazioni. Il libero mercato ha abbattuto i prezzi e il consumatore è nella posizione di scegliere l’offerta più conveniente. Un segnale incoraggiante in uno scenario economico molto grigio.

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