Manovra, l'allarme di Bankitalia: "Rallenterà la crescita"

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Per via Nazionale il risanamento dei conti è indispensabile, ma servono anche misure per "rilanciare l'economia". Il vicedirettore Visco: nei prossimi anni pressione fiscale da record. La Corte dei Conti: rischi depressivi

IL TESTO DELLA MANOVRA

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Il premier Berlusconi si dice molto soddisfatto della manovra economica dopo le modifiche decise nel vertice ad Arcore con il leader della Lega Bossi. Intanto nel corso dell'audizione sulla manovra di fronte alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato Bankitalia e Corte dei conti sollevano dei dubbi sulle misure del decreto.

Bankitalia: "Servono misure per la crescita"
- La crescita del Pil potrebbe attestarsi sotto l'1% nel 2011. L'allarme arriva dal vice direttore generale della Banca d'Italia, Ignazio Visco, nel corso dell'audizione sulla manovra di fronte alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato. Secondo Visco, in un quadro che resta ancora incerto, nel 2011 "potrebbe prefigurarsi una crescita del Pil inferiore al punto percentuale nell'anno in corso e ancora più debole nel 2012". Per Visco, "ciò si rifletterebbe inevitabilmente sui conti pubblici, rendendo più difficile il pareggio di bilancio e rallentando la flessione del peso del debito pubblico".

Per il vice direttore generale della Banca d'Italia infatti "l'azione di risanamento dei conti pubblici, volta al pareggio del bilancio nel 2013 rallenterà la crescita", ma d'altra parte "non ha alternative. "Ogni altro scenario - ha spiegato - condurrebbe a risultati più traumatici per il nostro Paese". Tuttavia, "le prospettive di crescita per il prossimo triennio non sono soddisfacenti. Il riequilibrio dei conti pubblici deve pertanto associarsi a una politica economica volta al rilancio dello sviluppo della nostra economia".

"Pressione fiscale da record nel 2014" - Secondo Bankitalia inoltre, in seguito alla manovra la pressione fiscale potrà salire nei prossimi anni a livelli record. "La pressione fiscale salirebbe soprattutto nel 2012 e nel 2013 (rispettivamente di 1,1 e 0,7 punti); nel 2014 si attesterebbe al massimo storico del 44,5%", ha detto Visco. Il livello "sarebbe ancora maggiore - ha aggiunto - se gli enti decentrati compensassero, anche solo in parte, la riduzione dei trasferimenti statali con un aumento dell'imposizione a livello locale. Di contro, l'impatto sul prelievo verrebbe mitigato qualora, come indicato dal governo, almeno una parte dell'aggiustamento connesso con l'esercizio della delega fosse realizzato sul lato della spesa".

Così per l'istituto di Via Nazionale, "eventuali cambiamenti nella struttura della manovra, dovrebbero andare nella direzione di ridurre il peso degli aumenti delle entrate, accrescere il ruolo delle misure strutturali, minimizzare gli effetti negativi sul prodotto, contenere l'incertezza circa l'attuazione di alcune misure (quali la delega fiscale e assistenziale e le modalità con cui verrà esercitata la relativa clausola di salvaguardia)".

La Corte dei Conti: "Rischi depressivi"
- E anche Luigi Giampaolino, presidente della Corte dei Conti, nel corso dell'audizione sulla manovra in Commissione bilancio del Senato, si è concentrato sulla pressione fiscale. "Il ricorso prevalente alla leva fiscale, quasi 3/4 della manovra - ha detto - determina la compressione del reddito disponibile e accentua i rischi depressivi". "Nell'ipotesi più ottimistica - ha aggiunto - l'aumento della pressione fiscale sara' di 2 punti percentuali nel 2014". La Corte ha espresso inoltre "perplessità per la scelta di formulare la manovra senza un aggiornamento del quadro macroeconomico".

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