Borse, un mese vissuto pericolosamente

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Nelle ultime quattro settimane le piazze di Milano e Francoforte hanno fatto registrare -25%. I timori di ricaduta nella recessione e lo spettro della “Grande Depressione 2.0” sono un tutt'uno con i timori sul debito sovrano a livello globale

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Tra i recenti scossoni sulle Borse mondiali, il crollo vero e proprio sembra durare ormai da quattro settimane esatte. Da lunedì 25 luglio, cioè, quando per la prima volta i mercati han fatto i conti con lo shock dello stallo nelle trattative sul debito Usa.

Se si guarda ai grafici degli indici principali si vede infatti che in quella data il discorso cambia tono e, pur con i vari tentativi di rimonta attorno a Ferragosto, sostanzialmente c'è stata una discesa libera. I timori di ricaduta nella recessione, lo spettro della "Grande Depressione 2.0", come ne parla qualcuno, sono insomma un tutt'uno con i timori sul debito sovrano a livello globale, e l'importanza avuta sulle Borse dalle trattative sul deficit Usa è la prova che la Grecia è stato solo uno dei vari tasselli nello "sboom" dei mercati.

Fino a quattro settimane fa ogni tanto agli scossoni seguiva una rimonta, infatti, come avvenuto con il finale delle trattative sul secondo salvataggio Ue della Grecia, confermati il 22 luglio stesso, la data in cui gli accordi sono poi stati raggiunti. Da un mese a questa parte, invece, la Borsa di Milano perde il 24,97% e l'indice di Francoforte lascia il 25,2%. L'intera Europa sta perdendo il 17,97% (indice Stxe 600), con il Nasdaq americano in calo del 18,08% e il Dow Jones del 14,7%. Il quadro è insomma molto simile per tutti, ed è nerissimo, a prescindere ad esempio in Italia dal varo della manovra aggiuntiva e dagli interventi in acquisto sui Btp da parte della Bce che hanno allentato comunque le tensioni sui nostri titoli di Stato.

Per le aziende italiane, intanto, il dato che fa più impressione è forse quello di Fiat: in calo del 38% da inizio anno, da un mese segna perdite del 45% circa (-44,78%). Tra le banche, Intesa vale un terzo in meno e perde il 29,5% da un mese fa. Unicredit frana del 26,5% in queste quattro settimane.

Tutto luglio è stato però di passione sui mercati e c'è allora un'altra data passata quasi sordina sui grandi media, anche se i blogger e gli addetti ai lavori ne parlano, eccome, ormai da settimane: è il 2 luglio. In quella data è scattato un segnale tecnico a Wall Street sull'indice S&P 500 dal nome non a caso drammatico, se non jettatorio: death cross (croce della morte). Ormai da tempo i terminali dei trader hanno delle impostazioni automatiche per far scattare gli ordini istantaneamente nei momenti più gravi e di solito si indicano dei prezzi soglia con l'aiuto di previsioni statistiche (il campo è quello dell'analisi tecnica).

Questi indicatori sono guardati quindi con attenzione e questo è molto seguito. Tecnicamente si intende "death cross" la situazione di mercato in cui la media mobile a 50 giorni di un indice buca al ribasso la media a 200 giorni. La sostanza e' pero' che si tratta del segnale ribassista per antonomasia. E il fatto che sia accaduto a Wall Street ha fatto ancor più sensazione.

Conferme al calcolo statistico sono poi arrivate agli inizi di agosto, subito dopo i crolli dell'8 agosto sul downgrade degli Usa. E anche se le opinioni sull'importanza di questo segnale 'della morte' non son ovviamente concordi, forse ai mercati non resta che aspettare il ritorno del segno opposto, che anticipa l'inizio di una fase rialzista: la 'golden cross', o croce d'oro.

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